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Siamo presumibilmente la generazione più scientificamente avanzata, illuminata e informata nella storia dell’umanità. Dopotutto abbiamo a disposizione l’intero scibile umano racchiuso in dispositivi che portiamo nelle nostre tasche. Si potrebbe pensare che quest’abbondanza di informazioni ci renda più saggi.

Eppure assistiamo a scene surreali come quanto accaduto al Campidoglio degli Stati Uniti. Stiamo forse vivendo nell’Europa del V o del IX secolo, mentre assistiamo al saccheggio di Roma da parte dei Visigoti o alla razzia dei Vichinghi nel Regno di Northumbria? Stiamo forse guardando degli orchi che aprono una breccia fra le mura del Fosso di Helm nella Terra di Mezzo? No, questa è la vita del XXI secolo nella nazione più potente del mondo. E siamo tanto sciocchi e barbari quanto qualsiasi generazione precedente.

L’insurrezione al Campidoglio è stata già di per sé uno spaventoso spettacolo di stoltezza e un simbolo del decadimento della civiltà. Ma un’altra raccapricciante dimostrazione di stupidità è stata rappresentata dalla reazione sui social media provocata da un simile evento, e in particolare dalla diffusione massiccia di una delle tattiche più indolenti della retorica dalla nascita dell’“ad hominem”: il “benaltrismo”.

Cos’è il “benaltrismo”?

Il “benaltrismo” ribalta una critica rispondendo con un’altra accusa, anche se non collegata: “Sì, ma che dire di ______?” È una fallacia logica, una forma di falsa dicotomia strettamente legata al bipartitismo (un altro modo per distogliere l’attenzione da un torto suggerendo che la controparte sia ugualmente colpevole).

Assistiamo al “benaltrismo” ogni giorno (e probabilmente ogni minuto) sui social media, ma si è particolarmente diffuso dopo l’insurrezione al Campidoglio. Invece di condannare il comportamento violento della folla, molti utenti (compresi numerosi cristiani) hanno postato commenti del tipo “e che dire?” in riferimento alle proteste distruttive e illegali del 2020 di BLM (acronimo per Black Lives Matter, N.d.T.) e Antifa. Poi gli “e che dire?” si sono spostati sulla censura online, con i difensori di Trump che deviavano l’attenzione dall’attacco al Campidoglio citando le presunte violazioni della libertà di parola da parte delle Big Tech.

La realtà è che possiamo criticare tanto l’insurrezione quanto le proteste Antifa. Dobbiamo preoccuparci sia delle pericolose false verità diffuse da Trump su Twitter, sia della censura di Twitter. Ma c’è una grande differenza tra il riconoscere i pericoli di entrambi e l’usare uno di essi per sminuire la gravità dell’altro. La saggezza risiede nel riconoscere i problemi su tutti i fronti, mentre la stoltezza sta nel credere che agire su un fronte renda automaticamente vulnerabili su un altro.

La saggezza risiede nel riconoscere i problemi su tutti i fronti, mentre la stoltezza sta nel credere che agire su un fronte renda automaticamente vulnerabili su un altro.

E in particolare come cristiani possiamo e dobbiamo essere multidirezionali nel modo in cui vediamo le minacce, non popolari. Possiamo preoccuparci per più di una cosa alla volta anche se alcuni momenti (come quello del Campidoglio) richiedono la nostra voce decisa riguardo a questa minaccia in questo momento, e non una rapida manovra evasiva introdotta da un “e che dire di…?!!” dettata dalla paura che qualcuno possa dimenticarsi che al mondo esistono anche altre minacce.

Pigrizia intellettuale

Il “benaltrismo” è una tentazione per chiunque sia online. Nelle ore successive all’insurrezione ho visto molti tweet di cristiani progressisti dire qualcosa tipo: “Vedete! Tutto questo parlare della CRT (teoria critica della razza) come se fosse una minaccia… ah! Chiaramente la vera minaccia è il CN (nazionalismo cristiano)!” Questa sotto-variante di “benaltrismo” (“questo problema è il vero pericolo!”) è irritante e anche intellettualmente pigro. Se in una città crollasse un ponte, avrebbe senso chiedere di sistemare le infrastrutture. Ma non avrebbe senso dire: “Vedete, voi che parlate della crisi dei senzatetto, siete fuori strada e state distraendo dal vero pericolo!”

Ogni leader sa che si possono e si devono affrontare minacce multiple. La pandemia lo ha reso evidente. Il fatto che la crisi sanitaria richieda attenzione urgente non significa che si possano trascurare la crisi economica o quella della salute mentale. Tutte e tre devono essere affrontate insieme.

Ogni leader sa che si possono e si devono affrontare minacce multiple

I cristiani devono saper riconoscere contemporaneamente le minacce della CRT e del CN. Riconoscere i loro pericoli non significa metterli sullo stesso piano o affermare che siano ugualmente pericolosi. Significa essere onesti: sono entrambi pericolosi, in modi e gradi diversi, e, anche se serve dare priorità, alla fine bisogna difendersi da entrambi.

Perché oggi i cristiani sono così scarsi nel fare questo? Perché quando un leader cristiano parla della malvagità del razzismo gli viene risposto con il diversivo retorico del “e l’aborto?” Spesso è sufficiente una breve ricerca su Google per dimostrare che lo stesso leader ha già denunciato l’aborto con la stessa veemenza. Non si può pretendere che un tweet o un post coprano ogni ingiustizia in un solo colpo. Pretendere una cosa del genere è intellettualmente disonesto.

In definitiva il “benaltrismo” è una tattica retorica comoda, pigra e distruttiva che riduce la fede cristiana ai limiti del tribalismo partigiano.

Le radici del problema

Cosa ci rende così inclini all’uso del “benaltrismo”? Il motivo principale è che alcune dinamiche della nostra epoca dell’informazione vanno contro la saggezza e ci conducono alla stoltezza. Nel mio nuovo libro, La dieta della saggezza, metto in evidenza tre di queste “fonti della nostra malattia”:

  • Troppo. La sovrastimolazione affatica a tal punto il nostro cervello da comprometterne le funzioni vitali. La capacità di pensiero critico si riduce. Per gestire questa massa eccessiva di informazioni, tendiamo a chiuderci in gruppi ideologici, a ridurre i problemi a letture semplicistiche e ad usare scorciatoie logiche (come, ad esempio, il “benaltrismo”). È semplicemente più facile fare così.
  • Troppo veloce. La velocità dell’informazione oggi gioca contro la nostra saggezza. Pubblichiamo qualcosa ancor prima di chiederci se sia vero o se sia saggio farlo. Il ciclo di rabbia su internet si muove talmente velocemente da non lasciare spazio alle sfumature o a una visione d’insieme: l’ingiustizia di oggi non cancella necessariamente quella di ieri, e il fatto che ci siano “ultime notizie” non significa che i problemi delle “vecchie notizie” siano stati risolti.
  • Troppo incentrati su di “me”. L’orientamento dell’informazione costruito attorno ad individui sempre più confinati in isolate camere d’eco e in bolle di bias di conferma è forse la causa più profonda della crescente diffusione del “benaltrismo”. Nei confini ristretti della tua bolla è naturale che tu inizi a vedere questo problema come il vero flagello e quelle persone come sciocche e inaffidabili. Le nostre bolle ci imprigionano e ci accecano.

Ciò di cui abbiamo bisogno

Dato il modo in cui la struttura di internet ci rende più stolti e inclini all’errore intellettuale, qual è la soluzione? Come possiamo diventare più sani e saggi, più capaci di affrontare molteplici minacce e di fare una selezione efficace in mezzo all’abbondanza insidiosa dell’era digitale?

Una parte fondamentale della soluzione dovrebbe essere rappresentata dalla coltivazione di una migliore “dieta della conoscenza”, orientata più verso fonti affidabili di verità duratura invece che verso fonti dubbie di mode passeggere e #trending buzz. Se diventiamo sempre più stolti nell’era di internet, probabilmente è perché passiamo online una quantità di tempo eccessiva, in spazi dove informazioni non verificate, sconsiderate e ingannevoli si diffondono come un incendio mentre la vecchia noiosa verità non tende a diventare virale.

Se diventiamo sempre più stolti nell’era di internet, probabilmente è perché passiamo online una quantità di tempo eccessiva, in spazi dove informazioni non verificate, sconsiderate e ingannevoli si diffondono come un incendio mentre la vecchia noiosa verità non tende a diventare virale.

Per questo motivo ne La dieta della saggezza sostengo che internet e i social media dovrebbero occupare il posto meno importante nella nostra dieta della conoscenza. Se vuoi migliorare in logica, retorica e pensiero critico, non passare troppo tempo online. Metti giù il telefono, esci dalla tua camera d’eco e cerca fonti migliori di saggezza, come la Bibbia, la chiesa, la natura, i libri e la bellezza. Passare più tempo in questi spazi nutrienti ti aiuterà a diventare un pensatore più chiaro, logico e versatile. E, ancora più importante, ti aiuterà a diventare saggio.

Il “benaltrismo” è solo uno dei molti segni di stoltezza che manifestiamo quando internet diventa la base della nostra dieta della conoscenza anziché un piacere occasionale da consumare con moderazione. Mano a mano che il mondo diventa sempre più stolto, i credenti in Gesù devono impegnarsi intenzionalmente nel coltivare abitudini più sane di formazione della conoscenza, abitudini più lente e più equilibrate (e in gran parte offline). Se i cristiani, con la loro cornice fatta di verità incrollabili e con il loro ricco patrimonio di tradizioni della saggezza, non saranno quelli che porteranno un’illuminazione di saggezza in queste nuove epoche oscure, nessun altro lo farà.


Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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