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Una dinamica fondamentale nella nostra attuale crisi epistemologica è il modo in cui la verità sia passata dall’essere una questione di ragione all’essere una questione di sentimento. Piuttosto che essere qualcosa che viene scoperto attraverso il discorso logico all’interno di una comunità, la verità è ora per molte persone qualcosa che viene scoperto principalmente attraverso l’esperienza sentita come individuo. Ciò che conta di più è se io senta o meno che qualcosa sia vero per me, e questo ha implicazioni per gli altri solo nella misura in cui questi ultimi sono tenuti a rispettare la validità della “mia verità” senza minacciarla con la “loro verità”.

Un tempo, se la concezione di verità di un altro era in contrasto con la tua, potevi confrontarti con il suo punto di vista e prenderlo in considerazione, lasciando potenzialmente spazio alla possibilità che la tua visione potesse essere modificata o messa in dubbio (e viceversa). Ora non è più così. Se oggi la concezione di verità di qualcun altro mette in discussione la tua, lo zittisci, lo elimini, lo accusi di bigottismo o, come è solito fare il presidente Trump, ricorri a infantili insulti su Twitter.

È sufficiente passare un po’ di tempo sui social media per rendersene conto. Recentemente, ad esempio, l’autrice di Harry Potter J. K. Rowling ha pubblicato alcuni tweet in cui affermava la realtà biologica del sesso maschile e femminile, sostenendo con semplicità che “cancellare il concetto di sesso [tolga] a molti la possibilità di discutere in modo significativo della propria vita”. Ha aggiunto: “Non è odio dire la verità” e “La mia vita è stata plasmata dall’essere donna. Non credo che dirlo significhi odiare”. Ma la folla dei social media non era d’accordo, trovando ripugnante e “transfobica” la concezione di verità della Rowling. Piuttosto che confrontarsi con la sostanza del suo ragionamento, i critici hanno demonizzato l’autrice o hanno semplicemente risposto con il loro assunto che “le donne trans sono donne”, come se ripeterlo abbastanza volte lo rendesse vero e confutasse automaticamente la logica della Rowling.

Che ci troviamo su Twitter o alla redazione del New York Times, siamo sempre più inclini a voler chiudere il dibattito o mettere a tacere le idee quando ci mettono a disagio. Questo cambiamento è una dinamica potente nella nostra traiettoria post-verità, e i cristiani, che più di tutti dovrebbero avere a cuore la difesa e la conservazione della verità, dovrebbero prestare attenzione a come gestirlo.

Fragilità cristiana

Gli evangelici sono stati complici di questa traiettoria. Non sono solo i progressisti secolari ad avere la tendenza di mettere a tacere le voci discordanti o di evitare il confronto con idee “minacciose”. Molti cristiani conservatori fanno lo stesso. Nel XX secolo le paure dei fondamentalisti nei confronti delle idee “mondane” hanno portato molti genitori, pastori e istituzioni dell’ambito evangelico a voler proteggere i propri figli, i propri fedeli e i propri studenti da una vasta gamma di influenze potenzialmente pericolose. Sicuramente abbiamo coltivato i nostri “spazi sicuri”. Le accuse di anti-intellettualismo evangelico sono quindi spesso, anche se non sempre, giustificate.

Nel frattempo gran parte del cristianesimo evangelico ha enfatizzato l’esperienza terapeutica ed emotiva della fede al di sopra delle idee teologiche che la sostengono. Un catechismo inadeguato unito al voler evitare dottrine difficili implica che per molti cristiani l’identità religiosa sia sicura solo quanto i sentimenti che la accompagnano, vale a dire: per nulla sicura. Quando sorgono domande difficili e ci si trova costretti a confrontarsi con l’impalcatura intellettuale della fede, il castello di carte crolla, come spesso vediamo nei racconti di deconversione. Non essendo addestrati nell’arte della logica, del discorso razionale e dell’espressione articolata delle proprie convinzioni, molti evangelici si rivelano fragili proprio come i “fiocchi di neve” secolari che tanto criticano.

Il fascino del “safetyism” e la convinzione di fragilità tentano sia la sinistra secolare che la destra religiosa. Tutti tendiamo a preferire il comfort delle bolle e delle camere d’eco all’eterodossia spesso caotica ed estenuante della piazza. Inoltre l’eccesso di cattive notizie e di rabbia che ci bombarda quotidianamente online rende ragionevole il desiderio delle persone di evitare ulteriori fattori scatenanti, specialmente per quelle minoranze la cui vita negli spazi della maggioranza è già abbastanza traumatica. A volte è più facile silenziare semplicemente le voci che ci fanno ribollire il sangue.

Ma, se vogliamo progredire come società e come cristiani, missionari e sostenitori della Verità con la “V” maiuscola, non possiamo evitare le situazioni scomode. La Verità deve essere difesa, e questo sarà inevitabilmente un processo controverso.

Tre modi per combattere per la Verità in modo gentile

Pur ammettendo che perseguire la verità non sarà facile, i cristiani dovrebbero stare attenti a non causare inutili disagi nel modo in cui la difendono. Ci deve essere una via di mezzo tra l’essere un idiota online da un lato, interessato solo a “sconfiggere” chi la pensa diversamente, e l’essere “snowflake” dall’altro, senza tollerare che le proprie opinioni vengano messe in discussione.

Ecco tre modi in cui i cristiani possono essere sia audaci che gentili nel modo in cui parlano e ricercano la verità.

1.   Modera i toni

Alcune verità risulteranno traumatiche per certe persone, indipendentemente da come vengono presentate. La presentazione più accattivante e amorevole dell’etica sessuale biblica, ad esempio, sarà comunque accusata da molti di essere carica d’odio, bigotta e minacciosa. Tuttavia il tono di voce può contribuire notevolmente a creare lo spazio affinché idee difficili possano essere ascoltate e affrontate razionalmente. Un tono aggressivo susciterà naturalmente una risposta difensiva. Ma un tono logico e amorevole, espresso con comprensione empatica, gentilezza e rispetto (1 Pt 3:15), potrebbe essere accolto con apertura al dialogo.

Il tono di voce può contribuire notevolmente a creare lo spazio affinché idee difficili possano essere ascoltate e affrontate razionalmente.

Immaginate se Gesù, nel suo incontro con la donna samaritana al pozzo, avesse esordito dicendo: “Hai avuto cinque mariti, e quello che hai ora non è tuo marito” (Gv 4:18). La conversazione sarebbe potuta tranquillamente finire lì, mettendo la donna immediatamente sulla difensiva. Gesù non evitò quel difficile argomento, ma non è stato quello l’inizio. Cominciò con un tono invitante, non accusatorio. Il suo tono permise alla samaritana di accogliere la verità presentata da Gesù.

2.   Non limitarti a insegnare. Sii disposto ad imparare.

Parte del motivo per cui dire la verità non porta a nulla nei dibattiti contemporanei sta nel fatto che chi dice la verità si limita a dire. Si tratta di insegnanti che rifiutano di essere istruiti. Nel coro di commenti rumorosi, orgogliosi e sicuri di sé da parte di sedicenti “esperti”, una persona che dice la verità con un atteggiamento di umiltà, ascolto e apprendimento, invece, spicca. L’approccio “pronti ad ascoltare, lenti a parlare, lenti all’ira” (Gm 1:19) non significa che non dobbiamo mai parlare o arrabbiarci. Significa solo che dobbiamo essere più pronti ad ascoltare, anche quando ciò che ascoltiamo è difficile da sentire.

È fondamentale che, come cristiani, non cadiamo nella trappola mondana di ignorare o mettere a tacere fatti o argomenti semplicemente perché mettono in discussione il nostro paradigma. “In un’era post-verità”, scrive Abdu Murray, “se le prove corrispondono alle nostre preferenze e opinioni, allora va tutto bene. Se così non è, allora le prove sono considerate inammissibili o offensive, con l’offesa che diventa una sorta di soluzione contro argomenti altrimenti validi” (traduzione non ufficiale. Edizione italiana non disponibile, N.d.T). Come cristiani, quando ci troviamo di fronte ad argomenti validi a sostegno della controparte in una questione controversa, non dovremmo evitarli o scegliere di attaccare. Dovremmo ascoltare e affrontare la situazione. Questo fa parte di ciò che significa amare Dio con tutta la nostra mente e amare il prossimo come noi stessi (Luca 10:27).

3.   Ricorda: puoi non essere d’accordo su alcune cose senza necessariamente essere in disaccordo su tutto.

Nei dibattiti odierni si nota una strana tendenza a rispondere a qualsiasi critica con una combinazione tra:
1- pensare il peggio di qualcuno;
2- etichettarlo come carico d’odio;
3- presumere che, poiché ha un’opinione diversa dalla propria su una determinata questione, non possa esserci alcun terreno comune.. Ma questo sintomo della nostra fragilità non fa che amplificare il clima di diffidenza e sfiducia che prevale nella società. Sapevate che in realtà è possibile leggere qualcosa e essere d’accordo con alcune parti, ma non con tutto? Che è possibile ascoltare qualcuno e prendere in considerazione le sue idee senza essere d’accordo con tutto ciò che dice? Che è possibile stare fianco a fianco con una persona per una causa, senza essere per forza d’accordo su tutte le cause?

È possibile stare fianco a fianco con una persona per una causa, senza essere per forza d’accordo su tutte le cause.

I cristiani riformati dovrebbero riconoscere più di chiunque altro la realtà della grazia comune: le persone che hanno torto su alcune cose possono avere ragione su altre. Amare il prossimo nel modo giusto significa cercare punti di accordo senza minimizzare i punti di disaccordo. I cristiani dovrebbero resistere all’estremismo di parte che dice che o sei con noi su tutto o sei totalmente anatema. Noi più di tutti abbiamo bisogno di dare l’esempio di un approccio più sfumato in cui sia possibile, ad esempio, difendere sia la libertà di parola che una legittima attenzione alla giustizia sociale.

Rendiamo grande la persuasione ancora una volta

La società sta raggiungendo un punto di svolta spaventoso. Abbiamo quasi rinunciato alla possibilità di persuadere, all’idea che il ragionamento logico possa effettivamente portare qualcuno a cambiare idea, che sia possibile scoprire collettivamente la verità, e non solo la tua verità e la mia verità. Ma se rinunciamo alla persuasione, tutto ciò che rimane è il potere. Ecco perché la politica è diventata una nuova religione. Avendo rinunciato alla prospettiva di una verità trascendente, riponiamo le nostre speranze nel potere politico. Tutto ruota intorno al far salire al potere il nostro leader o il nostro partito così che le persone siano costrette ad affermare la nostra verità o a vivere secondo essa. Purtroppo molti cristiani sono di fatto atei in questo senso: hanno gettato la spugna nella lotta per la verità, scegliendo invece di lottare solo per il potere.

Ma questo approccio non cambia le opinioni. Non porta nessuno alla libertà che deriva dal conoscere la verità (Gv 8:32). È nichilista e pericoloso, e non farà altro che intensificare la violenza delle nostre guerre culturali. Molto più importante che rendere di nuovo “grande” l’America, o qualsiasi altra nazione, regime o movimento, è il compito di rendere di nuovo grande la persuasione gentile, perché la posta in gioco è più grande di qualsiasi guadagno politico temporaneo. La posta in gioco è la verità stessa.


Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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