Perché, quando guardiamo alla cultura pop contemporanea – film, musica, TV, proteste nei campus, cultura dei meme e TikTok (soprattutto TikTok) – ci viene spesso in mente la parola “incoerenza”? Perché oggi molte cose sembrano casuali, sconnesse, contraddittorie, senza meta e del tutto prive di una logica e di uno scopo coerenti?
In parte, l’intrinseca casualità de-narrativizzata dei social media ha plasmato con forza una coscienza culturale schizofrenica. Guardiamo ilmondo come guardiamo i nostri feed: una cosa casuale dopo l’altra, effimera e rapidamente dimenticata, da cui traiamo moderato divertimento e identificazione occasionale, ma senza una narrazione che si ancori in noi offrendo una soddisfazione duratura. Come afferma Byung-Chul Han in The Crisis of Narration, le piattaforme digitali forniscono “mezzi di informazione, non di narrazione […] La coerenza da cui gli eventi traggono il loro significato cede il passo ad un‘insignificante successione di eventi, uno dietro l’altro”.
Anche il concetto di “pressioni incrociate” di Charles Taylor aiuta a spiegare la situazione. Le persone del nostro tempo sono bombardate in tutte le direzioni da informazioni, idee, esperienze, affinità e ricerche spirituali – ed ognuna di queste cose le spinge in una direzione diversa. Naturalmente, la vita sottoposta a pressioni incrociate (e la sua espressione artistica) tende ad essere vertiginosa, conflittuale ed incoerente.
Un termine che accademici, artisti e critici hanno iniziato ad usare per spiegare ciò che sta accadendo è “metamodernismo”. Per i cristiani ed i responsabili di chiese, sapere cosa vuole descrivere questo termine – e soprattutto come si esprime nella cultura pop – sarà utile per la nostra missione.
Metamodernismo: Cos’è
Il metamodernismo è ciò che è venuto dopo il postmodernismo, che è ciò che è venuto dopo il modernismo. Se il postmodernismo è una reazione cinica al modernismo e una sua decostruzione, il metamodernismo reagisce al modernismo e al postmodernismo, riaffermando e criticando aspetti di entrambi. Il metamodernismo si oppone agli aut-aut del modernismo e del postmodernismo. Rifiuta di scegliere tra sincerità/certezza/speranza (modernismo) e ironia/decostruzione/nichilismo (postmodernismo). Le valorizza entrambe, anche se (o forse proprio perché) tale sintesi è, alla fine, illogica e incoerente. Il metamodernismo accetta questa incoerenza perché vuole dare più valore all’umore ed agli affetti (come mi sento / quello con cui sono in sintonia) piuttosto che ad una rigida logica.
Il metamodernismo è una visione del mondo ampia e di facile consumo come lo smartphone. Prendi o lascia quello che vuoi, segui oppure no, scorri a destra o a sinistra.
Se questa sembra una filosofia del tipo “avere la botte piena e la moglie ubriaca”, è proprio questo il punto. Plasmato dagli infiniti orizzonti del “fare a modo proprio” di Internet (un multiverso strutturale di innumerevoli “verità”), il metamodernismo è una visione del mondo aperta e di facile consumo come lo smartphone. Prendi o lascia quello che vuoi, segui oppure no, scorri a destra o a sinistra: è il tuo iMondo, quindi fai in modo che sia eccezionale.
Il termine accademico appropriato per definire l’iperconsumismo del metamodernismo, il suo oscillare personalizzato tra idee apparentemente contraddittorie, è “oscillazione”. La prospettiva metamoderna oscilla costantemente tra i poli del modernismo e del postmodernismo. Questo ha l’effetto di rendere la postura metamoderna impossibile da definire e, in ultima analisi, iper-individualistica. Ogni persona, in un dato momento, potrebbe oscillare più volte tra decostruzione e costruzione, verità e relativismo. Che sia l’una o l’altra sembra dipendere solo da una vaga disposizione d’animo mista ad un senso di cautela nell’evitare di impegnarsi in toto in un’unica direzione.
Ecco come lo descrive uno scrittore:
Il metamodernismo ritiene che la nostra epoca sia caratterizzata da un’oscillazione tra aspetti relativi sia al modernismo sia al postmodernismo. Lo vediamo manifestarsi come una sorta di ingenuità informata, un idealismo pragmatico, un fanatismo moderato, che oscilla tra sincerità e ironia, decostruzione e costruzione, apatia ed affetto, nel tentativo di raggiungere una sorta di posizione trascendente, come se tale cosa fosse alla nostra portata. La generazione metamoderna capisce che possiamo essere ironici e sinceri allo stesso tempo, che una cosa non sminuisce necessariamente l’altra.
Quest’ultima oscillazione, tra ironia e sincerità, è particolarmente evidente quando si inizia a guardare alla cultura pop contemporanea.
Metamodernismo nei film
La migliore analisi che ho visto sul metamodernismo nei film è un video essay del critico dei media Thomas Flight (incorporato qui sotto). È lungo (circa 40 minuti) ma vale la pena di essere guardato se volete scoprire come i concetti teorici del metamodernismo si manifestino concretamente nei film contemporanei.
Flight mette in evidenza Top Gun: Maverick come esempio di film “modernista” recente e fornisce una serie di esempi di film “postmodernisti” (Pulp Fiction, No Country for Old Men). Tra i suoi esempi di film “metamoderni” ci sono film premiati agli Oscar come Everything Everywhere All at Once (2022), C’era una volta a… Hollywood (2019) di Quentin Tarantino, The Fabelmans (2022) di Steven Spielberg e la maggior parte della filmografia di Wes Anderson. Questi film sono caratterizzati sia da una riflessività postmoderna (film autoconsapevoli dell’artificio dei film) sia da un sincero apprezzamento per gli incontri emotivi reali e non cinici, sia da un postmoderno sospetto dell’ottimismo narrativo sia da un desiderio sfacciato di un “finale hollywoodiano”.
Tre esempi recenti
Una volta compreso il metamodernismo, si comincia a vederlo ovunque nei film ed in TV. Ecco alcuni esempi di “film metamoderni” dell’ultimo anno.
1. The Fall Guy (2024)
Questo recente film d’azione con Ryan Gosling, di grande successo, incarna il metamodernismo. La trama da “film nel film” racconta di uno stuntman (Gosling) che, mentre è sul set di un film in Australia, si ritrova coinvolto in un pericolo nella vita reale e in una storia d’amore nella vita reale (con Emily Blunt, che interpreta una regista). The Fall Guy è ricco di riflessività postmoderna e di continue battute autoreferenziali su Hollywood. È iperconsapevole del suo artificio.
Eppure la storia d’amore centrale del film è dolce e sincera e fa appello alla fame nostalgica del pubblico di storie d’amore serie e senza fronzoli nei film. Nel finale del film (attenzione agli spoiler), Gosling dice: “Quello che abbiamo è ancora meglio dei film”. Il finale è sincero ed ironico allo stesso tempo, e riconosce in modo giocoso la sua sdolcinatezza da “finale hollywoodiano”, anche mentre dà al pubblico il permesso di amare e desiderare sinceramente un finale del genere.
2. Love at First Sight (2023)
Questa commedia romantica di Netflix è stata un successo lo scorso autunno, probabilmente perché incarna l’approccio metamoderno al romanticismo, ironico ma sincero. Il film segue una giovane donna e un giovane uomo che si incontrano su un volo per Londra e, come avrete capito, si innamorano. La trama, di stampo hallmarkiano, è spudoratamente smielata ma lo sa, e questa è la chiave.
Il film è abbastanza consapevole di sè da renderlo appetibile al pubblico metamoderno che altrimenti troverebbe la sua storia d’amore troppo ingenua. La credibilità postmoderna del film è rafforzata quando uno dei personaggi rompe regolarmente la quarta parete, parlando al pubblico in modo ammiccante. Tuttavia, questo distacco ironico è intervallato da moltissima sincerità e da veri e propri momenti di coinvolgimento emotivo. “Sappiamo che storie d’amore come questa non accadono nella vita reale”, comunica il film. “Ma è bello e giusto desiderare che accadano”.
3. Barbie (2023)
Il blockbuster da record di Greta Gerwig mette in mostra quell’attitudine da “Incoerenza? Ci piace” del metamodernismo. Il film oscilla costantemente tra un’autoconsapevolezza distaccata ed ironica (“Sì, sappiamo quanto sia ridicolo prendere sul serio un film sulle bambole di plastica”) e tentativi sinceri di riflessione profonda (“Come potremmo vedere noi stessi negli enigmi esistenziali di Barbie e Ken?”).
Come ho scritto l’estate scorsa, Barbie è disorientante ma “a suo agio nelle sue contraddizioni”. Ho trovato il film insoddisfacente a causa del suo approccio incoerente, che vuole avere “la botte piena e la moglie ubriaca”, rispetto alle questioni di genere. Ma evidentemente alla maggior parte del pubblico non è dispiaciuto. In effetti, il predominio di Barbie al botteghino è il segnale più chiaro che il metamodernismo è diventato mainstream e che deve essere preso sul serio.
Implicazioni del metamodernismo per la Chiesa
C’è ancora molto da scrivere riguardo alle implicazioni del metamodernismo per la cultura e per il cristianesimo e spero di poter riesaminare queste questioni nei prossimi saggi. Ma, per ora, ecco due brevi riflessioni sul “e allora?” di questo concetto indubbiamente cerebrale: un’osservazione preoccupante ed un motivo per essere incoraggiati.
1. Avversione per la logica e “adattati all’incoerenza”
Sono stato a lungo ossessionato da una frase che Neil Postman ha usato nel suo libro del 1985 Amusing Ourselves to Death (“Divertirsi da morire”, N.d.T.) per descrivere il modo in cui la televisione aveva eroso le nostre facoltà logiche: ci eravamo “adattati all’incoerenza”. Quanto è più vero questo nell’era dei social media? Ed è proprio questo che riflette il metamodernismo. I metamoderni si sono talmente abituati all’incoerenza che non riconoscono più le incongruenze e sembrano non badare all’arte, alla politica, alle filosofie e all’attivismo pieni di contraddizioni interne. Questo spiega l’illogico fenomeno della “jihad woke” che negli ultimi tempi è diventato onnipresente nei campus universitari: hipster vestiti di kaffiyeh che denunciano il patriarcato e promuovono l’uguaglianza LGBT+ pur dichiarando solidarietà con i terroristi islamici patriarcali e anti-LGBT.
I metamoderni si sono talmente abituati all’incoerenza che non riconoscono più le incongruenze e sembrano non badare all’arte, alla politica, alle filosofie e all’attivismo pieni di contraddizioni interne.
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi della nostra cultura adattata all’incoerenza, che si manifesta nell’oscillazione del metamodernismo tra idee contraddittorie (si può davvero credere sia nella verità assoluta che nel relativismo?).
La sfida più grande è che molti metamoderni non si tirano indietro quando vengono evidenziate le loro opinioni illogiche. Non si preoccupano dell’incoerenza interna delle loro posizioni contraddittorie. Ciò porrà senza dubbio nuove sfide ai pastori cristiani, ai responsabili delle chiese, agli evangelisti e agli apologeti: come possiamo educare le persone ad avere una visione coerente e biblica del mondo quando sono sempre più a loro agio in qualunque contraddizione si adatti meglio a loro?
2. Desiderio reale di significato e certezza
Il metamodernismo contiene al suo interno la consapevolezza dei limiti della soggettività, probabilmente perché il metamodernismo stesso è fondamentalmente soggettivo. Il relativismo, in ultima analisi, non soddisfa. Dev’esserci qualcosa di più di me e del mio umore oscillante.
Ecco perché la certezza e l’ottimismo del modernismo attraggono. Le persone metamoderne hanno visto l’insostenibilità della decostruzione postmoderna e desiderano la costruzione. Vogliono credere che i problemi possano essere risolti e che si possa progredire. Anche se diffidano della verità assoluta in teoria, la loro realtà esistenziale li porta a desiderarla. Dopotutto, per costruire qualcosa, bisogna avere delle fondamenta.
È qui che i cristiani possono trovare un varco di speranza con i cercatori metamoderni. Nella misura in cui la nostra fede offre solide fondamenta e, di conseguenza, dà prova di una continua costruzione in un mondo di decostruzione, essa esercita un fascino naturale. La Chiesa si trova in una buona posizione per incontrare le persone nell’accidia del crepuscolo postmoderno ed invitarle in una comunità ben collaudata caratterizzata da verità, crescita e missione mirata.
Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.