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Vivere l’appartenenza

Chi non prova la sensazione di voler appartenere a qualcosa? Di voler far parte di una reale comunità di valori comuni e condivisi? Chi non vuole sentirsi unico, e allo stesso tempo non essere isolato, solo, emarginato e senza scopo? Chi non vuole essere rispettato per la persona che è, all’interno di una rete di rapporti sani, in cui l’individuo trova il suo significato essenzialmente nella dimensione collettiva. In termini biblici, chi non vorrebbe sapere di essere un tralcio fra tanti innestati nella vigna (Gv 15:5), una pietra vivente dentro la casa spirituale (1 Pt 2:5), una spiga di grano...

Quando il vangelo trasforma il tuo tran tran lavorativo

Sei entusiasta il lunedì mattina? Se è così, buon per te! Ma per molti di noi non è così. Il nostro lavoro ci mette alla prova e minaccia di logorarci. Perciò, in che modo si può essere devoti a Gesù Cristo in ambienti di lavoro competitivi – e spesso spietati e precari? E in quelli fastidiosamente mondani? Nel loro nuovo libro, The Gospel at Work: How Working for King Jesus Gives Purpose and Meaning to Our Lives (Zondervan), Greg Gilbert e Sebastian Traeger mettono a disposizione la loro esperienza pastorale e lavorativa per affrontare una vasta gamma di questioni riguardanti...

Una visione in 10 punti per le squadre missionarie

William Carey (1761–1834) è spesso definito il padre delle missioni moderne. In effetti, si dimostrò decisamente innovativo nel fondare nel 1972 la Baptist Missionary Society e nel tradurre pionieristicamente la Bibbia in India. Carey ha anche aperto nuovi orizzonti nel 1800 quando ha contribuito a lanciare la missione di Serampore, ovvero una squadra di tre famiglie che hanno vissuto e servito insieme nella colonia danese di Serampore, vicino a Calcutta. Non solo a quei tempi era innovativo formare una squadra missionaria, ma la bozza di Carey del 1805 del “Serampore Form of Agreement” era davvero in anticipo sui tempi. Dopo...

Il predicatore e la preghiera

Secondo Spurgeon un predicatore zoppo zoppicava perché la gamba della sua predicazione era molto più lunga di quella della sua preghiera Il grande predicatore Charles H. Spurgeon una volta raccontò di un predicatore zoppo. Zoppicava secondo Spurgeon perché la gamba della sua predicazione era molto più lunga di quella della sua preghiera. Quanto siamo simili a quel predicatore? Quanto zoppichiamo nel nostro ministero? Dedichiamo ore e ore alla preparazione della predica. Traduciamo il brano, lavoriamo all’esegesi, consultiamo i commentari, scriviamo e riscriviamo il sermone e poi forse, se c’è tempo, preghiamo per cinque minuti la domenica mattina. E zoppichiamo. Forse...

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