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Di tanto in tanto inserisco nuove voci in questa serie continuativa intitolata “ABC di teologia”. L’idea è quella di spiegare grandi concetti teologici in circa 500 parole. Oggi diamo un’occhiata all’espiazione limitata.

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La dottrina dell’espiazione limitata – la L nell’acronimo TULIP – insegna che Cristo redime efficacemente da ogni popolo “solo coloro che sono stati eletti dall’eternità alla salvezza” (Canoni di Dort, II.8). Come spiega Ursino nel suo commentario al Catechismo di Heidelberg, la morte di Cristo fu per tutti “per quanto riguarda la sufficienza della soddisfazione che egli ha compiuto, ma non per quanto riguarda l’applicazione della stessa”. In altre parole, la morte di Cristo è stata sufficiente per espiare i peccati di tutto il mondo ma era volere di Dio che essa redimesse efficacemente quelli, e solo quelli, che erano stati scelti dall’eternità e dati a Cristo dal Padre.

La redenzione particolare è spesso considerata un termine più favorevole, perché lo scopo della dottrina non è quello di limitare la misericordia di Dio, ma di mettere in chiaro che Gesù non è morto al posto di ogni singolo peccatore nel mondo, bensì per il suo popolo specifico. Il buon pastore dà la sua vita non per le capre, ma per le pecore (Giovanni 10:11). Per questo motivo Giovanni 6 afferma che Gesù è venuto per salvare coloro che il Padre gli ha dato, Matteo 1:21 dice che è morto per il suo popolo, e Giovanni 15:13 per i suoi amici, Atti 20:28 dice per la chiesa, Efesini 5:25 dice per la sua sposa, e Efesini 1:4 per coloro che sono stati scelti in Cristo Gesù.

La dottrina della redenzione particolare merita di essere definita e difesa perché coglie l’essenza del vangelo. Dovremmo dire: “Cristo è morto affinché i peccatori potessero venire da lui” oppure: “Cristo è morto per i peccatori”? L’opera di Cristo sulla croce ha reso possibile ai peccatori di venire a Cristo? Oppure l’opera di Cristo ha effettivamente riconciliato i peccatori con Dio? In altre parole, la morte di Gesù Cristo ci rende “salvabili” o ci rende salvati?

Se l’espiazione non è particolare e solo per le pecore, allora o abbiamo l’universalismo – Cristo è morto al posto di tutti e quindi tutti sono salvati – o abbiamo qualcosa di meno della piena sostituzione. “Ci viene spesso detto che limitiamo l’espiazione di Cristo,” osservava Spurgeon, “perché diciamo che Cristo non ha compiuto una soddisfazione per tutti gli uomini, altrimenti tutti gli uomini sarebbero salvati”. Ma, sosteneva Spurgeon, è proprio la visione dell’espiazione secondo cui nessuno in particolare è stato salvato sulla croce a limitare, in realtà, la morte di Cristo. “Noi affermiamo che Cristo è morto in modo tale da assicurare in modo infallibile la salvezza di una moltitudine che nessun uomo può contare, che attraverso la morte di Cristo non solo può essere salvata, ma è salvata, deve essere salvata, e non può in alcun modo correre il rischio di essere nient’altro che salvata.”

Cristo non viene a noi dicendo semplicemente: “Ho fatto la mia parte. Ho dato la mia vita per tutti perché ho amore salvifico per tutti in tutto il mondo. Ora, se solo voi credeste e veniste da me, io vi salverei.” Invece ci dice: Sono stato trafitto per le vostre trasgressioni. Sono stato spezzato per le vostre iniquità (Is. 53:5). Ho comprato con il mio sangue uomini per Dio da ogni tribù, lingua, popolo e nazione (Ap. 5:9). Io stesso ho portato i vostri peccati nel mio corpo sul legno della croce, affinchè voi poteste immancabilmente morire al peccato e viveste senza dubbio per la giustizia. Perché le mie lividure non hanno semplicemente reso accessibile la guarigione. Esse vi hanno guariti. (1 Pt. 2:24).

“Amore straordinario!” scrisse una volta un grande arminiano. “Come può essere che tu, mio Dio, debba morire per me?!” Lode al nostro Buon Pastore che non solo ha reso la nostra salvezza possibile, ma ha sopportato l’ira di Dio nel corpo e nell’anima, si è addossato la maledizione, e ha dato la sua vita per le pecore.


Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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