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Vantaggi e svantaggi della dedicazione dei bambini

Qualche anno fa ho avuto una discussione garbata su internet con il mio amico e collega Paul Martin sui pro e i contro della presentazione dei bambini in chiesa. Io ero a favore, lui contrario. 

Incredibilmente siamo ancora amici. 

Si tratta di un disaccordo di poca importanza all’interno del più ampio mondo evangelico, ma questo non significa che non sia importante. Quando una neo-mamma viene da te e ti chiede di presentare in chiesa il suo splendido bambino, è bene che tu sappia perché accoglierai o meno la sua richiesta. 

Per aiutarti a riflettere sulla questione, ho organizzato quelli che ritengo essere i pro e i contro più evidenti associati all’argomento. 

Vantaggi:

1. Riflette il palese affetto e la premura che Gesù aveva per i piccoli

La chiesa è spesso più nota per ciò a cui si oppone rispetto a ciò che sostiene. Siamo contrari a certe cose e non dovremmo vergognarci di questo, ma siamo anche a favore di cose che è davvero importante comunicare.

Siamo a favore dei bambini.

Siamo pro-vita – non semplicemente anti-aborto.

Amiamo i bambini!

E amiamo i bambini perché amiamo Gesù.

Come dice il vecchio canto: “Gesù ama tutti i bimbi”.

Amen!!

Diffondiamo questo messaggio!

I discepoli di Gesù non l’hanno sempre capito; a volte lo hanno persino oscurato o ostacolato. Nel capitolo 19 del Vangelo di Matteo si legge:

“Allora gli furono presentati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Ma Gesù disse: «Lasciate stare i bambini e non impedite loro di venire da me, perché il regno dei cieli è di chi è come loro». E, imposte loro le mani, se ne andò via di là.” (Matteo 19:13-14).

A meno che non stia prendendo un abbaglio, è una cosa negativa quando i discepoli di Gesù cercano di impedire ai genitori di portare i loro bambini al Signore per una preghiera e una benedizione. Ovviamente dobbiamo fare attenzione, ovviamente dobbiamo essere chiari su ciò che sta accadendo e ciò che non sta accadendo, ma sembra piuttosto evidente che Gesù sia “a favore dei bambini”; di conseguenza, è una buona cosa quando i discepoli incoraggiano – o almeno non ostacolano – i genitori nel portare i loro figli al Signore per ricevere preghiera e benedizione.

La dedicazione dei bambini ci permette di riflettere e comunicare uno degli aspetti più preziosi di Gesù: il suo amore e il suo affetto per i nostri piccoli.

Sia ringraziato Dio!

2. Facilita il processo di instaurazione di un legame tra il pastore e i fedeli

Nella mia esperienza, ci sono quattro eventi che cementano il rapporto tra il pastore e la sua comunità:

I funerali, i matrimoni, i battesimi e le dedicazioni.

Questi sono i quattro eventi principali.

Se non hai vissuto nessuno di questi momenti con una famiglia della tua chiesa, è difficile sentirsi davvero il loro pastore. Una volta che li avrai vissuti tutti e quattro, sarai il loro pastore per sempre.

Le persone sono toccate dalle tappe fondamentali della vita familiare. La nostra memoria e le nostre emozioni hanno una capacità di archiviazione limitata e, di conseguenza, per quanto apprezziamo una predicazione fedele e la preghiera costante, è il ministero svolto in questi momenti critici che crea un legame duraturo tra il pastore e la sua comunitá.

Ricordo il primo momento in cui ho tenuto in braccio ciascuno dei miei splendidi bambini. Ho quattro figli biologici e un dono di Dio adottato. Sono cinque momenti che ricorderò PER SEMPRE. Ricordo anche le loro cerimonie di presentazione. Ricordo Peyton che afferrava gli occhiali del povero pastore Bill mentre cercava di pregare: li faceva dondolare e lo colpiva più volte all’orecchio mentre lui chiedeva a Gesù di benedire la sua piccola anima. Ricordo il presidente della nostra denominazione, il Dott. Gary Nelson, che teneva tra le braccia la mia splendida bambina adottata – il mio dono di Dio – cantandole dolcemente e chiedendo al Signore di mostrarle bontà e grazia.

Potrei continuare all’infinito, ma sto già iniziando a piangere.

Quegli uomini avranno per sempre un posto speciale nel mio cuore grazie a quei momenti.

Sono un essere umano e sono un genitore. Se fai qualcosa di bello per me ti dirò grazie. Se fai qualcosa di bello per mio figlio ti vorró bene per sempre e ti difenderò a costo della vita.

Questo non è il miglior motivo per celebrare la dedicazione dei bambini, ma non è nemmeno il peggiore.

3. Ricorda alla chiesa la sua chiamata a essere una famiglia allargata

Gesù ha detto che dovevamo amarlo più della nostra famiglia biologica (Matteo 10:37-38). Ha detto che diventare suoi discepoli avrebbe potuto verosimilmente costarci il sostegno dei nostri genitori, dei nostri parenti e della nostra comunità (Matteo 10:21). Ma ha anche detto che se fossimo passati per la cruna dell’ago – se ci fossimo infilati nella porta stretta – saremmo stati accolti da una famiglia completamente nuova. Dall’altra parte avremmo trovato madri, padri, fratelli, sorelle, zie e zii. Lo ha detto nel Vangelo di Marco, capitolo 10:

“Gesù disse: «In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, a causa mia e a causa del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna.” (Marco 10:29-30).

Cento volte tanto ora. E, nel secolo a venire, la vita eterna.

Gesù ha fatto molto di più che prometterci la vita eterna (per quanto sia meraviglioso): ci ha promesso una famiglia straordinaria qui e ora. 100 madri. 100 padri. 100 fratelli. 100 sorelle. Questo è ciò che la chiesa dovrebbe essere! E in una buona famiglia – come dovrebbe essere la chiesa – ci si riunisce e si festeggia la nascita di ogni nuovo bambino.

Non sono mai riuscito a capire perché questo sia un argomento controverso.

Se tuo fratello non vuole venire a vedere il tuo nuovo bambino, allora non è un gran fratello.

Se tua sorella non vuole coccolare il tuo prezioso piccolino, allora non è una gran sorella.

Le famiglie festeggiano questo genere di cose. Le famiglie guardano, creano un legame e (quelle buone) danno una mano. Si portano teglie di pasta al forno, si fanno regali e si promette ulteriore sostegno.

Questo è ciò che è una dedicazione! È una festa e una promessa. Sono tutti i tuoi padri, madri, fratelli e sorelle che si alzano in piedi e dicono: «Se tra una settimana o due hai bisogno di aiuto, faccelo sapere. Non sei solo. La tua bambina ha uno zio che le darà buoni consigli. Ha una zia che le sussurrerà parole di incoraggiamento. Ha una nonna che pensa che non possa sbagliare mai. E ha un nonno che sa fare magie con la motosega. Ci pensiamo noi a voi – PER LA VITA».

Mi piace.

Mi piace davvero molto.

4. Offre l’opportunità di condividere il Vangelo con chi non crede

Stimerei che circa il 10% delle richieste di dedicazione dei bambini che riceviamo nella nostra chiesa provenga da persone che non frequentano regolarmente la nostra comunità. Quando nasce un bambino, molte persone iniziano a pensare in termini spirituali. I neonati ti fanno riflettere sul futuro. I neonati ti fanno venire voglia di essere migliore.

Questa non è una cosa negativa.

Quando queste persone mi chiamano, mi prendo sempre il tempo per spiegare cosa sia e cosa non sia la dedicazione. Spiego anche che ciò di cui il loro bambino ha davvero bisogno sono un papà e una mamma che conoscano e amino Gesù. Hanno bisogno di genitori che leggano la Parola di Dio, camminino con il popolo di Dio e crescano nello Spirito di Dio.

Attraverso conversazioni di questo tipo, abbiamo visto persone essere salvate e unirsi alla chiesa.

Le dedicazioni dei bambini ci danno anche la possibilità di predicare il Vangelo a molte persone che altrimenti non metterebbero mai piede in chiesa. La nostra affluenza aumenta di circa 25 persone ogni volta che celebriamo una dedicazione. Lo zio Joe che viene dal sud fa il viaggio per essere presente. Si presenta la zia Sue dall’ovest. E naturalmente ci sono nonno e nonna, oltre a una manciata di fratelli, sorelle, cugini e nipoti. Molte di queste persone non avranno mai sentito il Vangelo prima di allora. Le dedicazioni dei bambini sono uno dei modi in cui aiutiamo le coppie credenti a condividere la loro fede evangelica con la famiglia allargata. Dopo la cerimonia ci sarà un pranzo e ci sarà tutto il tempo per discutere di ciò che ha detto il pastore.

Queste sono le ragioni principali per cui continuiamo a praticare e ad apprezzare la dedicazione dei neonati. Ma questo non significa che non vi siano problemi reali, dubbi e costi da affrontare.

Svantaggi:

1. Può essere confusa con il battesimo dei neonati

L’obiezione più comune che sento riguardo alla pratica della dedicazione dei bambini è che possa essere facilmente confusa con il battesimo dei neonati.

Ed è vero.

Se le persone vengono nella tua chiesa da un contesto cattolico o anglicano nominale, potrebbero presupporre che ciò che stai facendo lì davanti sia all’incirca analogo alla pratica del battesimo dei neonati. Pertanto, dovrai essere molto chiaro su ciò che stai facendo e su ciò che non stai facendo.

Di solito introduco le nostre dedicazioni spiegando con precisione in che modo la dedicazione differisca dal battesimo. Normalmente dico qualcosa del genere:

“Se siete qui in visita questa mattina e avete un minimo di background ecclesiale, potreste chiedervi che cosa stiate osservando esattamente. Potreste chiedervi dove sia il fonte battesimale e perché il bambino non indossi il classico abito da battesimo. Il motivo è che questo NON è un battesimo di neonati. In questa chiesa crediamo che le Scritture indichino che il battesimo debba seguire una credibile professione di fede. Pertanto, aspettiamo che il bambino sia in grado di articolare la propria fede in Gesù come suo Signore e Salvatore prima di somministrare questa ordinanza. Questo è qualcosa di diverso. È analogo a ciò che vediamo nel Vangelo di Matteo, dove si dice che i genitori portavano i loro figli da Gesù affinché imponesse loro le mani, pregasse per loro e li benedicesse. È proprio questo. È il nostro tentativo di riflettere e rispondere all’evidente affetto e alla premura che Gesù aveva per i bambini. Egli li amava, li accoglieva e pregava per loro, e noi vogliamo fare lo stesso. Vogliamo pregare per questi splendidi bambini e vogliamo promettere il nostro sostegno alla mamma e al papà nella grande e grandiosa responsabilità dell’essere genitori”.

La possibilità di confusione è reale, ma non è assolutamente una difficoltà insormontabile. Prenditi un momento per spiegare cosa stai facendo e cosa non stai facendo. Renditi disponibile dopo la cerimonia per chiarire qualsiasi incomprensione. A mio parere, si tratta più di un’opportunità che di un ostacolo insuperabile.

2. Può portare a dilemmi pastorali e personali

Cosa fai se una coppia non cristiana chiede di far dedicare il proprio bambino? Cosa fai se la mamma è cristiana ma il papà no? Cosa fai se i nonni del bambino sono membri attivi della tua chiesa ma i genitori effettivi non lo sono? Cosa fai se i genitori si professano credenti ma convivono apertamente nel peccato?

Ho affrontato ognuno di questi dilemmi in molteplici occasioni negli ultimi 13 anni in cui ho servito come pastore della mia attuale chiesa.

La possibilità di creare offese e risentimenti è reale. La possibilità di passare le due settimane successive a rispondere ad e-mail e telefonate adirate è reale. Ma,di nuovo, vedo questo aspetto più come un’opportunità che come un argomento contrario.

Il mio consiglio sarebbe quello di affrontare ciascuno degli scenari sopra elencati insieme al Consiglio degli anziani. È proprio a questo che serve la pluralità di leadership! Farei uno studio di Matteo 19:13-15. Chiederei agli anziani che tipo di processo di selezione o valutazione si evince in quel passo. Chiederei loro se hanno del tutto chiaro in che modo la dedicazione sia diversa dal battesimo e dall’appartenenza alla chiesa. Concorderei alcune norme di base e linee guida per situazioni di questo tipo, le metterei per iscritto ma senza codificarle rigidamente; le inserirei in un fascicolo chiamato “Migliori pratiche pastorali” da consultare e perfezionare al bisogno.

Mi assicurerei anche di comunicare tutto questo alla chiesa – ma probabilmente non durante la domenica delle dedicazioni. Scrivi un post sul blog. Manda una lettera. Insegna.

Anche in questo caso riconosco la concretezza di questo problema, ma non penso sia un buon motivo per evitare di farlo. Un buon ministero è difficile, caotico, e complicato, ma è anche l’unico che vale la pena di portare avanti. 

3. Può oscurare il cuore e l’essenza del Vangelo

Alcuni temono che la pratica della dedicazione dei bambini possa oscurare l’essenza e la natura del Vangelo, insegnando inavvertitamente una sorta di ritualismo o di sacramentalismo debole.

Ed è vero.

Ho dovuto ricordare a nonni in preda al panico che il loro nipotino non ha BISOGNO di essere presentato. Se la mamma e il papà non sono pronti, l’assenza di questa cerimonia non mette a rischio l’anima del bambino. Non è così che funziona il Vangelo.

La maggior parte dei nostri fedeli lo sa, almeno finché tale convinzione non viene messa alla prova sul campo.

Siamo esseri umani e abbiamo cuori umani, e come notoriamente disse Giovanni Calvino, il cuore umano è una fabbrica di idoli. Il ritualismo è la religione predefinita di ogni uomo, donna e bambino su questa terra. Amiamo l’acqua magica, le pozioni magiche e le parole magiche. Ci piacerebbe pensare che il tocco delle dita del pastore sulla fronte del bambino mentre pronuncia parole antiche possa in qualche modo migliorare la posizione di questo prezioso piccolino davanti al suo Creatore. Ma, naturalmente, se siamo veri credenti, sappiamo che non è così.

Questo non significa che la cerimonia non sia importante. La cerimonia, nella sua essenza, riguarda la preghiera, e la preghiera ha valore. La preghiera è un mezzo di grazia ordinario, ma non è magia. È una distinzione sottile, che si perde e si oscura facilmente con l’emozione, ma, di nuovo, vedo questo come un’opportunità pastorale, non come un valido argomento contro la pratica della dedicazione dei bambini.

Parla semplicemente con la tua gente. Siediti con il nonno e la nonna. Spiega loro le cose con pazienza. Prega con loro. E tendi la mano alla mamma e al papà.

Fai in modo che questa potenziale confusione si traduca in una maggiore preghiera e in un rinnovato fervore evangelistico da parte di tutti.

4. Potrebbe spingere le persone ad accusare la chiesa di incoerenza

Perché hai celebrato la dedicazione del figlio di Bob e Sue ma ti sei rifiutato di celebrare il loro matrimonio? Perché dici che è peccato convivere prima del matrimonio, ma poi benedici comunque il bambino nato da quell’unione?

Sono buone domande – e, come già detto, rappresentano potenziali dilemmi pastorali e personali. Sono anche, potenzialmente, segnali di incoerenza agli occhi del resto della comunità che osserva, a meno che tu non comunichi e non insegni con chiarezza su questa materia.

La maggior parte delle chiese ha delle linee guida sul matrimonio per il proprio pastore. Nella mia chiesa, ad esempio, non mi è consentito celebrare il matrimonio tra un professo credente e un non credente. Tuttavia, se il matrimonio è avvenuto, è nato un bambino e il genitore credente mi porta quel bambino chiedendoci di pregare e di benedirlo tramite la dedicazione, noi lo facciamo.

È un’incoerenza?

Capisco perché alcuni potrebbero pensarla così, ma io non credo lo sia. La Bibbia insegna chiaramente che i credenti non devono legarsi a un giogo disuguale con gli increduli (2 Corinzi 6:14; 1 Corinzi 7:39), quindi la maggior parte delle chiese evangeliche non permette ai propri pastori di celebrare un matrimonio di questo tipo. Ma la Bibbia non fornisce alcuna restrizione simile quando si tratta di pregare per i bambini e di benedirli.

Rileggi Matteo 19:13-15. Non viene detto che qualcuno di quei genitori sia stato respinto a causa del proprio stato civile. Volevano che si pregasse per i loro figli e che venissero benedetti, e Gesù ha detto ai discepoli di togliersi di mezzo.

La vita è complicata e abbonda di sottili distinzioni. L’ordine impeccabile non è sempre la scelta migliore. L’atteggiamento rigido e immacolato non è sempre la via di Gesù.

Ci sono confini reali nella Bibbia e tali confini dovrebbero essere osservati con coerenza e coraggio. Ma dove finiscono i confini, dovrebbero iniziare la carità e la generosità. Guai a colui che va oltre ciò che è scritto, e guai a colui che, nel suo zelo di essere santo, ostacola di fatto la bontà e la misericordia di Gesù.

“Lasciate stare i bambini e non impedite loro di venire da me, perché il regno dei cieli è di chi è come loro.” (Matteo 19:14).

Questo è ciò che ha detto Gesù e, pur riconoscendo la legittimità di alcune di queste obiezioni comuni, voglio fare tutto il possibile per rimanere dalla parte giusta di quel testo.

Rispetto coloro che arrivano a conclusioni diverse su questo tema, come fanno molti dei miei più cari amici nel ministero. Per me questo non è assolutamente un motivo di divisione o di rottura della comunione. Ma nella mia chiesa, leggendo la Bibbia insieme, questa è una pratica che amiamo e che continueremo a svolgere.

E a Dio solo sia la gloria!


Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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