Ultimamente si è parlato molto della possibilità di riportare i bambini al servizio di culto. Sebbene ritenga che sia molto utile per i bambini vedere mamma e papà partecipare alla funzione e che possa facilitare la transizione se i più piccoli imparano gli stessi canti degli adulti, per quanto riguarda il momento dell’insegnamento inviamo i bambini sotto i 10 anni a partecipare a programmi adatti alla loro età al piano di sotto. Lo facciamo per i seguenti motivi:
Crediamo nel potere trasformatore della Parola di Dio predicata
Cose straordinarie accadono in noi come congregazione quando la parola di Dio ci avvolge e lo Spirito di Dio opera in noi. Quando ascoltiamo il vangelo di Gesù Cristo predicato sulla base dell’intero canone delle Scritture, veniamo trasformati, passando di gloria in gloria: questa è l’opera dello Spirito in noi (2 Corinzi 3:18).
L’ascolto è importante, e per mamme e papà può essere difficile prestare attenzione mentre si prendono cura di un bambino piccolo.
Organizziamo un paio di funzioni all’anno con i bambini presenti, e il cambiamento nell’ambiente di ascolto è incredibile.
Ogni bambino irrequieto è circondato da un cerchio di venti persone che lo distraggono. Le mamme rovistano nelle borse alla ricerca di cracker a forma di pesciolino, i papà aggrottano le sopracciglia, le signore vicine fanno smorfie che credono divertenti e i bambini nella fila dietro osservano l’intera scena con gli occhi sgranati.
Naturalmente è del tutto comprensibile e non è certo colpa del bambino. Gli esseri umani si distraggono facilmente. I bambini sono una deliziosa fonte di distrazione. L’ascolto è fondamentale, ma può risultare difficile per i genitori prestare attenzione mentre accudiscono un figlio piccolo. Pertanto, durante la parte del sermone della nostra funzione, mandiamo i più piccoli al piano di sotto per un momento di apprendimento preparatorio.
Crediamo nell’esistenza degli stili e delle fasi di apprendimento
C’è un motivo per cui pochissime scuole mettono gli studenti di terza media nella stessa classe degli alunni di seconda elementare. I tredicenni e i bambini di sette anni sono persone molto diverse e tendono ad apprendere in modi molto diversi. Pertanto, per massimizzare il loro potenziale di apprendimento, ci sembra logico, come società, separarli in ambienti didattici diversi.
Se lo facciamo in ogni altro ambito della vita, perché non dovremmo farlo in chiesa?
I bambini imparano bene attraverso il canto, il gioco, le filastrocche e i gesti. Hanno bisogno di concentrarsi sulla memorizzazione degli elementi di base e sul riconoscimento di alcuni concetti fondamentali. Il loro cervello non è ancora completamente sviluppato e non sono in grado di elaborare pensieri astratti o ragionamenti complessi. L’apostolo Paolo lo riconosce nella Prima Lettera ai Corinzi:
Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. (1 Corinzi 13:11 NR06)
Proprio come tratteresti un piccolo germoglio in modo diverso da un albero adulto, allo stesso modo c’è una grande saggezza nel trattare i bambini in modo diverso dagli adulti.
Ha senso che i bambini partecipino alla funzione per vedere mamma e papà pregare e cantare, e ha senso che “prendano confidenza” con la chiesa degli adulti, ma dopo il canto, la preghiera e l’offerta, quando è il momento dell’insegnamento per gli adulti, è il momento che i più piccoli scendano al piano di sotto per la chiesa dei bambini. Impareranno di più, e lo stesso vale per mamma e papà.
Crediamo nell’importanza di sostenere e aiutare mamma e papà
Molti giovani genitori – soprattutto mamme – mi hanno detto quanto apprezzino il fatto che al piano di sotto ci siano volontari dediti e ben preparati, disposti a occuparsi dei loro bambini per un’ora, in modo che lei possa seguire la funzione in chiesa insieme agli altri adulti.
Lei apprezza questa pausa.
Apprezza quell’ora e quel luogo in cui può sedersi senza essere disturbata, con la Bibbia aperta e un evidenziatore in mano, ad ascoltare la Parola del Signore.
Ha bisogno di ricaricarsi perché le mamme si scaricano.
Essere genitori ti prosciuga tutte le energie – lo so bene, perché ho cinque figli. Li educhiamo, ci dedichiamo ai momenti di preghiere in famiglia e delle preghiere della buonanotte; ho appena interrotto la stesura di questo blog per pregare con un bambino che piangeva – ti capisco perfettamente! Essere genitori è ESTENUANTE dal punto di vista fisico, emotivo e spirituale.
Rileggi quella parola: ESTENUANTE.
Nel senso che “ti prosciuga totalmente le energie”.
Quindi lavoriamo insieme per recuperare un po’ di quelle energie!
Diamo la prioritá a mamma e papà per 45 minuti. Johnny e Susy sono probabilmente al centro dell’attenzione per gran parte della settimana, ma per 40-45 minuti facciamo del nostro meglio per prenderci cura di mamma e papá.
Hanno bisogno di ricaricare le batterie per affrontare le sfide che li attendono.
Ma cosa dice la Bibbia al riguardo?
Mi sorprende quanto spesso questa parte del processo venga tralasciata. Ho sentito molte “opinioni” su ciò che fa bene ai bambini, su come debbano imparare a stare fermi e su come gli iPad stiano rovinando il mondo.
Va bene.
Sono d’accordo su gran parte di queste cose.
Ma dove si trova tutto questo nella Bibbia?
Ecco cosa leggo nel passo parallelo più simile che sono riuscito a trovare:
Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea, composta di uomini, di donne e di tutti quelli che erano in grado di capire. Egli lesse il libro sulla piazza che è davanti alla Porta delle Acque, dalla mattina presto fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano in grado di capire; e tutto il popolo tendeva l’orecchio, per sentire il libro della legge. (Neemia 8:2-3 NR06)
Uomini e donne.
Tutti coloro che sono in grado di comprendere.
Mi sembra una buona pratica.
Preghiamo insieme, assolutamente! Ma riserviamo una parte della funzione all’apprendimento adeguato all’età.
Mamma e papà ne hanno bisogno.
E anche Johnny e Susie ne hanno bisogno.
SDG,
Paul Carter
Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.