All’inizio di ogni nuovo anno sento il bisogno di prendere la vita più seriamente: la lettura della Bibbia, le mie abitudini di preghiera, la mia disciplina, la mia salute, le mie relazioni, le mie finanze, le mie parole, la mia forma fisica, il mio matrimonio. Eppure, nonostante tutte le cose che dovrei prendere più seriamente, c’è solo una cosa che prendo troppo sul serio anno dopo anno: me stesso.
Ma è difficile non farlo, giusto? Come potrei non prendermi sul serio?
Se i miei follower su Instagram potessero vedere un po’ più di Luke, la loro giornata sarebbe migliore. Se i problemi di mia moglie potessero ricevere un po’ più di consigli da Luke, scomparirebbero. Se la comunità cristiana online potesse ricevere un altro articolo da Luke, la chiesa universale sarebbe più unita, armonizzandosi in un bellissimo coro per l’eternità. Se il mondo avesse un po’ più di Luke, tutto andrebbe bene. O almeno è così che ragiono.
Ma sebbene prendermi troppo sul serio mi abbia procurato piacevoli scariche di dopamina dovute alla mia presunzione, mi ha anche portato ad assumere un’identità che non mi aspettavo: quella di uno schiavo.
La schiavitù del prendersi troppo sul serio
Cosa succede quando mi prendo troppo sul serio?
Divento schiavo dei miei diritti: non riesco ad essere grato per i doni che ricevo, perché li merito.
Divento schiavo della scarsità: non riesco ad essere generoso, perché ho paura di rimanere senza nulla.
Divento schiavo del tribalismo: non riesco a dissentire con rispetto, perché sono il difensore supremo della verità.
Divento schiavo del risentimento: non riesco a offrire clemenza, perché gli altri dovevano sapere che non avrebbero dovuto insultarmi.
Divento schiavo del superlavoro: non riesco a riposarmi, perché il mondo dipende da ciò che io realizzo oggi.
Divento schiavo della vergogna: non riesco ad accettare il perdono, perché so di essere “migliore” di così.
Divento schiavo del peccato.
Antiche tentazioni
Fin dall’inizio noi esseri umani ci siamo presi troppo sul serio. Quando Eva vide il frutto sospeso sull’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, credette alle parole del Serpente: «Sarete come Dio» (Gen 3:5). Ecco Eva, una donna limitata, in piedi sulla terra che è stata creata per lei, sotto un sole di cui ha bisogno per sopravvivere, respirando l’ossigeno di cui i suoi polmoni hanno necessità, mentre decide se mangiare un frutto che crede la renderà simile al Dio infinito, invincibile, onnisciente e onnipotente che ha dato vita all’esistenza e che l’ha già creata a sua immagine.
Fin dall’inizio noi esseri umani ci siamo presi troppo sul serio.
Eva si era presa troppo sul serio. Credeva che la distanza tra lei e Dio risiedesse in un frutto. Ma non facciamo tutti lo stesso? Prenderci troppo sul serio è un modo per cercare di diventare come Dio, ed è una follia. Sin dalla caduta, il nostro mondo è pieno di persone che si prendono troppo sul serio.
Tranne uno. Gesù, l’uomo-Dio che ha preso sul serio i nostri peccati e non ha dato alcuna importanza alla propria dignità è l’unico che non potrà mai essere sopravvalutato.
Decidi di prendere Gesù più seriamente
Il mio motto per la crescita spirituale è diventato questo: poiché prendo Gesù più seriamente, sono libero di prendere me stesso meno seriamente. Le persone veramente mature non sono oppresse dall’importanza che attribuiscono a se stesse né consumate dalla loro immagine. Non si offendono facilmente e non sono mai troppo occupate per le persone “normali”. Al contrario, sono spensierate, umili e gentili. Hanno già riso di se stesse, quindi nulla di ciò che dici le turberà. Questa è la libertà che il mio cuore desidera ardentemente quest’anno: la libertà di smettere di prendermi troppo sul serio.
Il mio motto per la crescita spirituale è diventato questo: poiché prendo Gesù più seriamente, sono libero di prendere me stesso meno seriamente.
Cosa succede quando prendo Gesù più seriamente?
Sono libero di essere grato: so che ogni dono viene dal Padre mio.
Sono libero di essere generoso: do, sapendo che Cristo provvederà a ciò di cui ho bisogno.
Sono libero di essere empatico: posso essere paziente nei disaccordi, perché la verità regnerà.
Sono libero di perdonare: so che Lui è il Giudice supremo.
Sono libero di riposare: posso prendermi un giorno libero, perché il mondo è nelle mani di Dio.
Sono libero di essere perdonato: so che Gesù ha portato la mia vergogna e mi chiama amico.
Sono libero di vivere.
Mentre scrivo queste parole, sento un peso che mi si toglie dalle spalle. Non devo fingere di essere qualcosa che non sono. Non devo accumulare lodi. Non devo farmi un nome. È la sensazione di sollievo che provo quando ascolto queste parole di Gesù:
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero. (Mt 11:28-30)
Gesù è entrato in un mondo esausto e oppresso, pieno di persone che si prendevano troppo sul serio, e le ha invitate a una vita di leggerezza, serenità e riposo. Come possiamo trovare questo riposo? Prendendo lui seriamente. Confidando nel fatto che egli porta sulle sue spalle il peso del mondo.
Non sono io la soluzione ai problemi del mondo, ma Gesù. E questo è qualcosa che voglio prendere sul serio quest’anno.
Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.