Se il vostro nome inizia con un titolo, io non mi fido di voi. E mi dispiace se questo vi offende, ma non è del tutto colpa mia: si tratta semplicemente del modo in cui sono stato cresciuto. I presidenti sono al di sopra della legge, i medici si inchinano ai Big Pharma, gli amministratori delegati si fanno paladini della giustizia sociale (mediatica) e i pastori ostentano sneakers e buonismo. Quello che un tempo era indice di integrità, ora sembra invece indicare che i riflettori sono accesi, che lo spettacolo è iniziato e io non me lo godrò.
E non si tratta solo di me. La mia generazione, la Gen Z, è stata definita “la generazione più scettica”, e a buon diritto. Siamo cresciuti assistendo in prima fila all’ascesa e alla caduta di personaggi pubblici, e non era un qualcosa che abbiamo visto accadere nei libri di storia, bensì vi abbiamo assistito in tempo reale. Scandalo dopo scandalo, abbiamo imparato ad aspettarci il peggio mentre le autorità di cui ci fidavamo venivano smascherate come i cattivi di Scooby-Doo, rivelando l’avidità, la corruzione e l’ipocrisia che si nascondevano sotto i loro personaggi accuratamente costruiti (e l’avrebbero anche fatta franca, se non fosse stato per quei ragazzini impiccioni su Twitter!).
Il risultato? La mia generazione è riluttante nel fidarsi delle autorità. Un sondaggio su Gallup del 2023 ha rilevato che il 50% dei Gen Z ha “molta poca” fiducia nel governo e che solo il 3% ripone “molta” fiducia nei media e nella presidenza. Anche istituzioni come la Chiesa (un tempo pietra miliare per quanto riguardava la fiducia della società) stanno vacillando: lo Springtide Research Institute riporta che i Gen Z valutano la Chiesa con un punteggio di 4,9/10 per quanto riguarda l’affidabilità.
Il messaggio della mia generazione è chiaro: il vostro titolo non guadagnerà la nostra fiducia. Ma questo solleva una domanda: perché fidarsi del “Figlio di Dio”?
Gli scettici Gen Z vs Gesù
Quando ho iniziato a studiare i Vangeli, i miei dubbi erano profondamente influenzati dal mio aver assistito a numerosi fallimenti della leadership, eppure Gesù ha superato ogni prova.
Gesù si è ingraziato i ricchi e gli influenti? No. Gesù si è dato da fare nel dedicarsi alle persone che la società ignorava. La sua lista di ospiti non comprendeva re o sommi sacerdoti, ma esattori delle tasse, lebbrosi, peccatori e bambini. Non passava il tempo con l’élite per accrescere la sua reputazione, ma con i poveri, con gli emarginati e con quanti erano definiti privi di importanza. Il ministero di Gesù è stato caratterizzato dalla compassione per coloro che non avevano nulla da offrirgli in cambio (Mt 9:10-13; Lc 5:12-16).
Gesù era il leader di una setta che manipolava i suoi seguaci? Neanche per sogno. I leader delle sette esigono una fedeltà indiscussa, isolano i loro seguaci e sfruttano le vulnerabilità delle persone. Gesù non fece nulla di tutto ciò. Quando il giovane ricco se ne andò, Gesù non lo inseguì né cercò di manipolarlo per farlo restare (Mt 19:16-22). Quando un uomo esitò a seguirlo perché voleva prima seppellire suo padre, Gesù gli disse semplicemente il prezzo da pagare: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” (Lc 9:60). Gesù non costringeva nessuno: è stato onesto riguardo alla difficoltà che avrebbe comportato il volerlo seguire, e ha lasciato che le persone scegliessero da sole.
Scandalo dopo scandalo, abbiamo imparato ad aspettarci il peggio mentre le autorità di cui ci fidavamo venivano smascherate come i cattivi di Scooby-Doo.
Gesù ha cambiato le sue opinioni per ottenere l’approvazione pubblica? No. Gesù non cambiava i suoi insegnamenti per guadagnare seguaci o per evitare controversie. Quando il suo duro insegnamento sul mangiare la sua carne e bere il suo sangue offese i più, le folle se ne andarono (Giovanni 6:66). Invece di ammorbidire le sue parole, Gesù si rivolse ai suoi discepoli e chiese: “Non volete andarvene anche voi?” (v. 67). A Gesù non interessava dire ciò che la gente voleva sentirsi dire: si impegnava a dire la verità.
Gesù era un egocentrico in cerca di elogi? A prima vista l’invito di Gesù a seguirlo potrebbe sembrare egocentrico. Ma il suo ministero non assomiglia affatto alla leadership motivata dall’ego a cui ho spesso assistito. Gesù non cercava l’attenzione per se stesso, anzi: spesso la evitava. Quando le folle volevano farlo re, si ritirava a pregare. Quando guariva le persone, spesso diceva loro di non parlarne a nessuno. La leadership di Gesù non consisteva nel gonfiare la propria immagine, ma nel servire gli altri.
Gesù: un leader affidabile
I Vangeli rivelano qualcosa di sorprendente: Gesù non è come i leader di cui, crescendo, ho imparato a diffidare. Laddove i leader del mondo spesso inseguono il potere e la fama al fine di ottenere un guadagno personale, Gesù si comportò in modo diverso. Criticò l’élite religiosa per la sua ipocrisia (Mt 23:27-28), chiamò il re “volpe” per via dei suoi piani (Lc 13:32) e rifiutò di usare il potere politico per affermare la sua autorità, dichiarando invece: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18:36).
Gesù non è uno sprovveduto riguardo alla devastazione di questo mondo: vede l’egoismo e la corruzione dei cuori umani (Gv 2:25). Eppure, invece di evitare il disordine o di sfruttarlo, vi entra con umiltà e compassione.
Gesù è un leader degno della mia fiducia.
Appello per una Chiesa degna di fiducia
Purtroppo non si può dire lo stesso della sua chiesa. La fiducia della mia generazione nella Chiesa è di 4,9/10 e, onestamente, lo capisco. Troppi leader cristiani non sono riusciti a vivere l’affidabile leadership modellata da Gesù. In troppi hanno inseguito il potere invece del servizio, l’immagine invece dell’integrità, le prestazioni invece della verità.
Ma, se devo essere sincero, il problema non è solo là fuori, è anche dentro di me.
Disprezzo i leader appariscenti e assetati di potere, ma seguire Gesù ha messo in luce queste stesse tendenze nel mio stesso cuore. Mi preoccupo dei poveri, ma sono troppo ansioso di elargire le mie buone opere. Apprezzo l’onestà, ma idolatro la trasparenza tanto quanto le generazioni precedenti idolatravano la rispettabilità. Critico la leadership vuota, ma desidero anch’io le luci della ribalta. Diciamo di volere l’umiltà, ma inseguiamo l’influenza. Diciamo di ammirare una leadership in grado di servire, ma seguiamo la voce che grida più forte. Desideriamo qualcosa di vero, ma siamo consumati dalla nostra stessa immagine allo stesso modo di quelli che ci hanno preceduto.
Allo stesso tempo è il nostro stesso scetticismo ad essere estenuante. Abbiamo passato anni ad alzare gli occhi al cielo di fronte alle istituzioni, a mettere in discussione l’autorità e a demolire tutto ciò che non soddisfaceva i nostri standard. Ma cosa succede quando la demolizione non è più sufficiente?
Siamo stanchi di essere cinici. Vogliamo tornare a credere in qualcosa.
Siamo stanchi di essere cinici. Vogliamo tornare a credere in qualcosa.
È per questo che ci siamo uniti in milioni al Revival di Asbury: volevamo vedere se stava accadendo qualcosa di vero. È per questo che la gente è attratta da Forrest Frank, che canta di Gesù con una gioia che non ha bisogno di dimostrare nulla. Ed è per questo che “il mio Signore e Salvatore Gesù Cristo” è tornato in auge quest’anno negli sport universitari.
Possiamo essere scettici nei confronti delle istituzioni, ma abbiamo voglia di una storia di cui poterci fidare di nuovo. E, in verità, Gesù è la storia di cui ogni generazione avrebbe bisogno.
Gesù è già degno di fiducia. La domanda è: siamo disposti a fidarci di lui?