“Nostra figlia sta decostruendo la sua fede e ci ha tagliato fuori. Ci ha persino scritto una lettera in cui ci spiega che non siamo salvati perché la nostra è una teologia tossica. Cosa dobbiamo fare?”
Purtroppo sentiamo spesso questo genere di storie quando viaggiamo per parlare di decostruzione. Abbiamo sentito innumerevoli storie di genitori, fratelli, coniugi e pastori, e tutti loro erano davvero preoccupati. Si cerca disperatamente di capire cosa stia succedendo ai propri cari e si spera di trovare un modo per confrontarsi e riconnettersi con loro.
Capire chi è in fase di decostruzione
Nella cultura odierna la “decostruzione” è definita in molti modi. Indipendentemente dalla definizione, è importante ricordare che senza un decostruttore non c’è decostruzione. Ogni storia di decostruzione della fede riguarda una persona con esperienze uniche.
Anche se la Bibbia non usa questa parola, offre comunque degli spunti significativi riguardo alla decostruzione della fede. Le Scritture forniscono una descrizione accurata di chi siamo come persone e di come ci relazioniamo con Dio. Perciò, se vogliamo capire meglio i nostri cari in decostruzione e il modo in cui potremmo relazionarci con loro, dovremmo prestare attenzione ai cinque modi in cui questo fenomeno è descritto nella Bibbia.
1. I decostruttori a immagine di Dio
Ci sono alcune cose che sappiamo riguardo a coloro che hanno decostruito la propria fede, perché sono valide per tutti gli esseri umani. Ogni decostruttore, indipendentemente dall’età, dalla razza, dal sesso, dall’orientamento sessuale o dallo status sociale, è fatto a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1: 27). Pertanto tutti hanno un valore intrinseco e sono degni di amore, dignità e rispetto.
2. I decostruttori come peccatori
Il peccato influenza ogni aspetto della nostra vita: le nostre relazioni, i nostri desideri, le nostre emozioni e persino le nostre convinzioni. La nostra natura peccaminosa non è semplicemente un qualcosa che mettiamo in un angolino finché non ci viene voglia di peccare. È sempre con noi. Quindi la decostruzione non è un processo moralmente neutro. Che ci piaccia o no, tutti noi sperimentiamo un allontanamento da Dio. Ecco perché l’apostolo Paolo ci ricorda di far “morire le opere del corpo” (Rom 8:13).
3. I decostruttori come cercatori
Scrivendo ai Romani, Paolo dice: “[Dio] renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa (inglese “self-seeking”, letteralmente “cercando se stessi”, N.d.T.), invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all’ingiustizia.” (Rom 2:6-8, enfasi dell’autore). Si noti che Paolo mette le persone in due gruppi: quelle che cercano se stesse e quelle che cercano la verità.
È importante ricordare che senza un decostruttore non c’è decostruzione. Ogni storia di decostruzione della fede riguarda una persona.
C’è la tentazione di pensare che, se riusciremo a fornire abbastanza prove, la persona a noi cara cambierà idea. Ma per molti non è un problema di prove, è un problema di cuore.
Mentre ridicolizzavano Gesù appeso alla croce, i capi dei sacerdoti dissero: “Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!” (Mc 15:32). Ciò ad implicare che avrebbero creduto in Gesù se avessero potuto avere delle prove. Tuttavia Gesù aveva già fornito molte prove che avrebbero potuto giustificare la fede in Lui. Il problema non era l’incapacità di fornire prove, il problema risiedeva nell’incapacità di accettarle.
4. I decostruttori come prigionieri
La Bibbia descrive come alcuni siano “presi prigionieri [dal diavolo] perché [facciano] la sua volontà” (2 Tm 2:26). Una delle insidie usate da Satana è l’inganno. Ecco perché Paolo avverte: “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Col 2:8).
Purtroppo nello spazio online dedicato alla decostruzione si diffondono molte false idee. Basti scorrere le centinaia di migliaia di post etichettati con #deconstruction e #exvangelical (rispettivamente: decostruzione ed exvangelico, N.d.T.).
Per esempio un decostruzionista ha postato: “#EvangelicalismIsUnreformable (Letteralmente: #EvangelismoIrrecuperabile, N.d.T) perché, comunque lo si guardi, la convinzione principale è che il sacrificio di un bambino abbia salvato il mondo”. Che sia intenzionale o meno, questa affermazione travisa completamente il cristianesimo. Quando i nostri cari sono prigionieri di false idee, noi dobbiamo rispondere con la verità. Dobbiamo rivestirci “della completa armatura di Dio”, che inizia prendendo “la verità per cintura dei [nostri] fianchi” (Ef 6:11, 14).
5. I decostruttori come ribelli
Se è vero che molti decostruttori sono prigionieri di false idee, è vero anche che alcuni si sono semplicemente ribellati a Dio. Paolo descrive quanti “soffocano la verità con l’ingiustizia” (Rom 1:18). Queste persone hanno la verità, ma volontariamente la sopprimono. Più avanti nella stessa lettera afferma: “ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo” (Rom 8:7).
Per molti la decostruzione è una questione di autonomia. Rifiutano di inginocchiarsi al Signore sovrano. Nessuno, Dio compreso, può dire loro cosa credere o come vivere. In uno schietto post su Instagram, un decostruttore riassume così la questione:
Parte della mia decostruzione ha incluso il non permettere più alle opinioni o alle aspettative degli altri di determinare la mia autostima, le mie scelte o la mia identità. Non guardo più a nessun altro per definirmi. Né a Dio, né alle persone. Io sono la mia persona.
Amare il decostruttore
Quando ci si trova di fronte alla realtà di una persona cara in decostruzione, consigliamo di fare un triage. È quello che fanno gli ospedali quando c’è un grave incidente in autostrada e il pronto soccorso viene travolto dalle persone coinvolte nel disastro. I medici valutano ogni lesione e la trattano in ordine di urgenza: un polmone perforato viene trattato prima di un polso rotto.
C’è la tentazione di pensare che, se riusciremo a fornire abbastanza prove, la persona a noi cara cambierà idea. Ma per molti non è un problema di prove, è un problema di cuore.
Allo stesso modo, quando si ha a che fare con una persona cara in fase di decostruzione, si consiglia di rispondere prima alla situazione più urgente. Nell’ambito della decostruzione, le dottrine cristiane tradizionali (come il peccato originale, l’espiazione vicaria della pena e la dottrina dell’inferno) sono considerate tossiche. Ciò significa che il vostro caro probabilmente vi vede come una persona nociva, e potreste avere solo una minuscola possibilità di rimanere nella sua vita. Il bisogno più urgente potrebbe essere quello di mantenere la relazione.
Se poi c’è uno spiraglio di comunicazione, cercate di capire da dove arrivi il suo bisogno di decostruzione. Ricordate i diversi modi in cui vengono descritti i decostruttori: sono fatti ad immagine di Dio, sono peccatori, sono cercatori, sono prigionieri e sono ribelli. Cercate di discernere quale sia la condizione del cuore che guida il vostro caro nel suo processo di decostruzione. Solo dopo aver compreso la prospettiva di un decostruttore siamo in grado di avvicinarlo.
E non sottovalutate mai il potere della preghiera. Dio può toccare qualsiasi cuore duro. Non saremo mai impotenti finché avremo la preghiera. Cercare la relazione, vivere la bellezza del vangelo e dedicare tempo alla preghiera sono atti fondamentali per poter amare chi è in fase di decostruzione. E abbiate speranza! Atti 16:14 ci dice che Dio aprì il cuore di Lidia affinché ascoltasse ciò che Paolo aveva da dire. Lo ha fatto per lei e può farlo anche per il vostro caro.
Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.