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Quando pensi alla cultura della tua chiesa, probabilmente puoi identificarne gli aspetti positivi e negativi.

Non esiste una chiesa perfetta. Quindi ti unisci al corpo di Cristo non perché una chiesa abbia tutto sotto controllo o perché abbia raggiunto la perfezione umana, ma perché sei, di fatto, “coinvolto” nel corpo di Cristo.

Efesini 2:19-22 (NR) spiega questo riguardo a tutti i credenti “Cosí dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio…entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito”. I cristiani sono uniti per uno scopo santo. Siamo “un solo corpo in Cristo, e, individualmente, membra l’uno dell’altro” (Rom 12:5).

La domanda, quindi, è come persone imperfette di ogni ceto sociale siano unite in Cristo. E cosa significa questo per la nostra sicurezza ed il nostro destino?

La dottrina del Vangelo: siamo salvati per grazia

La parola “vangelo” significa “buona novella”. È il messaggio della grazia di Dio manifestata a peccatori immeritevoli attraverso l’opera della croce di Cristo. Siamo salvati solo per grazia, mediante la fede in Cristo solo, indipendentemente da tutte le nostre opere. Dio, attraverso la vita perfetta di Gesù, la sua morte espiatoria e la sua risurrezione corporea, salva tutto il suo popolo dalla sua ira e lo riconduce in pace con lui. E promette la piena restaurazione del suo ordine creato per sempre – tutto a lode della sua gloriosa grazia.

Questa grazia è un dono (Ef. 2:8-9). Noi non guadagniamo la salvezza avendo tutto sotto controllo, e sicuramente non ci è richiesto di relazionarci gli uni con gli altri sotto le spoglie di questa terribile supposizione. Quindi, in che modo ció in cui crediamo riguardo alla buona novella della grazia di Dio dovrebbe estendersi dottrinalmente al modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri in questa vita e nell’eternità?

La cultura del Vangelo: la grazia conduce all’unità nell’amore

Considerate la lettera di Paolo alla chiesa di Corinto:

Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purchè lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano…perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo, e così voi avete creduto. (1 Cor 15:1-2, 9-11)

I Corinzi avevano ascoltato e creduto al vangelo della grazia di Dio. Erano uniti in Cristo. Eppure erano in conflitto tra loro e agivano in disunione. Come tutti i credenti di allora e di oggi, avevano bisogno di ricordare che la grazia cambia tutto, comprese le nostre relazioni all’interno della chiesa.

La grazia cambia tutto, comprese le nostre relazioni all’interno della chiesa.

Paolo era convinto che avere la certezza del Vangelo avrebbe condotto la chiesa all’unità del Vangelo. Ma possiamo davvero avere questa certezza? Gesù è venuto sulla terra con una grazia radicale, estranea a tutto ciò che abbiamo mai conosciuto. La sua misericordia per gli immeritevoli può essere difficile da credere e da conservare. In un mondo in cui abbiamo sperimentato un amore performativo e condizionato, è difficile comprendere un diverso tipo di amore. Ma per quanto instabili ed incerti possiamo essere, l’amore costante di Dio per noi dura per sempre (Salmo 136).

Nella nostra instabilità, crediamo che Gesù sia disgustato dalla realtà di ciò che siamo. Noi siamo ben consapevoli dei nostri fallimenti, quindi i nostri pensieri accusatori insistono sul fatto che Egli ci disprezzi. Ma dobbiamo aggrapparci al Vangelo che dice che Lui ci ama. Dobbiamo scegliere di credere che ci ha perdonati, giustificati ed adottati. Dobbiamo credere che gioisce per noi, e lo farà sempre. Perchè? Perché è solo quando ci aggrappiamo al Vangelo della grazia che cresciamo nell’unità con i nostri fratelli credenti. È solo allora che la presenza di Gesù risorto e la sicura speranza della vita eterna diventano realtà percepite.

Il futuro del Vangelo: le comunità piene di grazia offrono un assaggio di eternità

Quando accogliamo il Vangelo e troviamo la certezza in Cristo, siamo liberi di amarci gli uni gli altri. Ed il nostro amore prefigura la grazia che sperimenteremo per tutta l’eternità. Gesù tornerà (Giovanni 14:3). La storia non sta andando alla deriva fuori dal suo controllo. Egli tornerà per concluderla con un giudizio drammatico, e stabilirà il suo regno per l’eternità. Gesù disse del suo ritorno: “Io… vi accoglierò presso di me” (v.3).

I nuovi cieli e la nuova terra non richiederanno solo la trasformazione individuale. I cieli ospiteranno una nuova comunità, una cultura basata sul Vangelo in cui sperimenteremo per sempre nient’altro che l’amore e la grazia di Dio.

I cieli ospiteranno una nuova comunità, una cultura basata sul Vangelo in cui sperimenteremo per sempre nient’altro che l’amore e la grazia di Dio.

Questa grande speranza ha una rilevanza diretta per noi come chiesa oggi. Ogni chiesa incentrata sul Vangelo è un modello per il nuovo quartiere che Gesù sta costruendo. La chiesa è un luogo dove le persone possono venire e vedere come può apparire la prosperitá umana, così da desiderare di farne parte giá parte. Li invitiamo a mettersi in salvo ora, prima del giudizio finale. Per questo motivo, molto é in gioco nella qualità della nostra vita insieme come chiese locali. Perseguiamo culture del vangelo affinché, per grazia di Dio, le nostre chiese possano essere un po’ come il paradiso in terra.

Dio ci chiama a portare questo assaggio di paradiso sulla terra affinché le persone vedano come Gesù cambia le vite. Come possiamo vivere all’altezza di questa santa chiamata? Crediamo nel vangelo. Confidiamo nelle promesse di Dio, così che la certezza del suo amore prevalga sui nostri impulsi egoistici in ogni momento. Ci aggrappiamo alle sue promesse come reali, così da poterci rilassare, gioire, amare e servire finché non tornerà.


Nota dell’editore:

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Lifeway Christian Resources ed è tratto da Gospel Culture: Life Together in Christ di Ray Ortlund e Sam Allberry (Lifeway, novembre 2024).

Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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