Ho sentito John Piper dire: «Non sono i libri a cambiare le persone, ma i paragrafi, e talvolta le frasi». E so per esperienza che è vero. Avevo vent’anni ed ero uno studente universitario quando mi sono imbattuto in Tim Keller per la prima volta. Non di persona, ma in un libricino che apparteneva a un mio amico. Quel misero libricino di quaranta pagine intitolato The Freedom Of Self-Forgetfulness (traduzione letterale: La libertà di dimenticare se stessi, N.d.T.) mi ha aperto le porte su un mondo di libertà. Ho dimenticato gran parte di ciò che ho letto, ma ho imparato che avevo bisogno di liberarmi da me stesso. Quello che Tim Keller mi ha dato in quelle poche pagine è stato un dono prezioso: il dono della libertà del vangelo.
Quello che Tim Keller mi ha dato in quelle poche pagine è stato un dono prezioso: il dono della libertà del vangelo.
In quel libro breve, ma potente, spiega in modo esemplificativo come il vangelo sia in grado di cambiare la nostra visione di noi stessi. Con le sue parole: “l’essenza dell’umiltà basata sul vangelo non risiede nel pensare meglio o peggio di me stesso, ma nel pensare di meno a me stesso” (traduzione non ufficiale, N.d.T.) ho trovato penetrante la sua diagnosi dell’ego vuoto, gonfio, doloroso, indaffarato e fragile, che crolla di fronte alle critiche, che si sgonfia e si autodistrugge di fronte ai fallimenti.
Ci sono due affermazioni di quel libro che si sono impresse indelebilmente nella mia mente e che continuano a lanciarmi sfide.
1. «L’orgoglio è il piacere di possedere più di un’altra persona. L’orgoglio è il piacere di essere più di un’altra persona» (traduzione non ufficiale, N.d.T).
Chi di noi non ha mai provato il piacere malsano del confronto peccaminoso con il prossimo? Chi, anche tra i più santificati tra noi, non conosce l’odioso impulso della competizione? Poiché nessun figlio di Adamo è troppo povero per permettersi l’orgoglio, anch’io ne avevo sicuramente una scorta. Sapere qualcosa in più sull’orgoglio non ha risolto immediatamente i miei problemi in questo ambito, ma mi ha aiutato a conoscere meglio il mio nemico. Ho capito cosa dovessi cercare. Mi ha aperto gli occhi sulla futilità di cercare sempre di mettere insieme un curriculum. Ho capito che non tutto deve ruotare intorno al mio sentirmi bene o al mio apparire bene o migliore. Così posso dimenticare me stesso e aiutare gli altri. Posso festeggiare gli altri e gioire con loro (Rom 12:15).
2. “Il vangelo di Cristo ci dà il verdetto prima della performance — è il verdetto che porta alla performance” (traduzione non ufficiale, N.d.T.).
Che liberazione ricordare che, come figli di Dio, non siamo sotto processo.
Questa è la vecchia verità che troviamo in Romani 8:1. Eppure Keller la afferma in modo assolutamente fresco e inimitabile. Questo era il suo dono: far gocciolare il nettare del Vangelo nei cuori delle persone. Ha toccato una corda molto profonda in me. Che liberazione ricordare che, come figli di Dio, non siamo sotto processo. Il verdetto è già stato emesso! Siamo amati. Non siamo dei “little pony” che cercano di esibirsi davanti a Dio, perché non dobbiamo farlo. Continuo a inciampare in molti modi (Gm 3:2), ma questa verità continua a offrirmi grande conforto e stabilità.
Keller è passato oltre, ma per fortuna ci ha lasciato molto
La padronanza del Vangelo da parte di Tim Keller era innegabile. Possedeva una misura abbondante dell’amore attento e penetrante che caratterizza il Pastore Supremo. Keller aveva anche una grande sensibilità per il cammino della santificazione progressiva. A mio parere rimarrà ineguagliabile nella sua capacità di diagnosticare l’animo umano e di indicare il Salvatore. Continuerà ad essere un modello per molti predicatori e pastori grazie alla ricchezza dei libri e dei sermoni che ha lasciato dietro di sé, anche qui in Africa.
Ora Tim Keller contempla il volto di Gesù e non ha più bisogno dei promemoria presenti nei suoi libri. Io, tuttavia, sono grato di averli. Molte persone potrebbero averlo conosciuto più intimamente di me, ciononostante sono grato a Dio per il suo operato. «La memoria del giusto è in benedizione» (Pr 10:7).
Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.