Non ho mai avuto l’abitudine di stilare i buoni propositi per il nuovo anno. Qualche volta l’ho fatto, molto più spesso no. Intendiamoci, non è una questione morale: l’atto di fare buoni propositi non è intrinsecamente cattivo. Semplicemente, non sono un grande pianificatore.
Allo stesso tempo, però, sono consapevole di quanto sia pericoloso, per chiese ed individui, fare progetti senza considerare i progetti di Dio.
Se non siamo cristiani, chiaramente, fare piani escludendo Dio significa fare i conti senza l’oste. Anche se siamo cristiani, però, possiamo fare progetti e sognare sogni che non rispecchiano ciò che Dio progetta di fare. E quando quei progetti non vanno in porto, potremmo sentirci demoralizzati e frustrati. E se invece quei progetti vanno in porto, c’è anche il pericolo che ci sentiamo al contrario molto efficienti e laboriosi, e ci prendiamo una fettina della gloria che Dio reclama solo per sé.
I piani degli uomini e il decreto di Dio
Il Salmo 2 ci presenta bene questo contrasto: da una parte i piani degli uomini, dall’altra il decreto di Dio. “Perché questo tumulto fra le nazioni / e perché meditano i popoli cose vane? / I re della terra si danno convegno / e i principi congiurano insieme / contro il Signore e contro il suo Unto” (Salmo 1:1-2).
Questi versetti non ci incoraggiano a vedere complotti dappertutto, ma ci danno una visione realistica del mondo attorno a noi; e non solo della politica, ma anche della società e della cultura. Tutti i pensieri degli uomini, e quindi tutti i loro piani, sono tentativi più o meno celati di spodestare Dio e il re da lui stabilito. I capi di stato si insuperbiscono e rigettano le più basilari norme morali. Il mercato del lavoro incoraggia la mendacità e la strumentalizzazione dell’altro. I film premi Oscar e le canzoni di Sanremo esaltano gli uomini e le donne forti e indipendenti, padroni del proprio destino, re del proprio mondo.
Dio non sembra molto preoccupato da tutto questo, comunque. Anzi, prima si fa una bella risata (v. 4), poi prende la parola così: “«Sono io», dirà, «che ho stabilito il mio re / sopra Sion, il mio monte santo». / Io annuncerò il decreto. / Il SIGNORE mi ha detto: «Tu sei mio figlio, / oggi io ti ho generato. / Chiedimi, e io ti darò in eredità le nazioni / e in possesso le estremità della terra” (vv. 6-8).
Tutte le cose in vista di lui
Dio ha da sempre progettato tutta la creazione perché fosse soggetta al Figlio: lui è l’uomo per antonomasia a cui il creato è sottoposto (cfr. Gen 1:26; Sal 8:6; Eb 2:5-9), e tutte le cose sono state create in vista di lui (Col 1:16). Ma questo decreto esistente da prima del tempo si è ulteriormente sostanziato con la vita e la morte del Figlio incarnato. Non è solo e non è tanto il Figlio eterno a dover ricevere il regno, ma il Figlio fatto uomo.
Non è un caso che, quando Gesù si presenta per la prima volta nel suo ministero pubblico, la voce udibile di Dio ripete alcune parole del Salmo 2: “Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto»” (Matteo 3:17). Dio conferma che la sua approvazione incondizionata del Figlio non è stata intaccata dall’incarnazione. L’approvazione del Padre non viene intaccata neanche dalla morte, anzi: proprio dopo la morte, Gesù viene dichiarato “Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti” (Romani 1:4).
Ciò che Gesù era già dall’eternità ora lo diventa “con potenza”, quando fa ciò che sarebbe inconcepibile per un dio: morire e risorgere. Ecco perché è dopo la risurrezione che Gesù dice ai discepoli di aver ricevuto ogni potere “nel cielo e sulla terra” (Matteo 28:18): il potere assoluto di Dio che regna dal cielo e la presenza inesorabile del Re uomo fra gli uomini ora sono realtà nella stessa unica persona.
Una grande investitura e un grande mandato
Stiamo dicendo che Dio ha concentrato uno strapotere incommensurabile in una sola persona? Certo che sì. Ma questa è una buona notizia, perché Dio ha dato carta bianca all’uomo più mansueto e dolce che esista, un uomo che di natura è un grande e potentissimo Salvatore. La nota finale del Salmo 2 non è il giudizio, ma la beatitudine della salvezza: “Beati tutti quelli che confidano in lui!” (v. 12). Dopo aver coronato la sua carriera di Messia al di là di ogni immaginazione e aver ricevuto il governo dell’universo, Gesù pensa subito alla missione: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli […]” (Matteo 28:18-19). I connettivi logici sono cruciali qui: ho ricevuto ogni potere (v. 18), dunque andate (v. 19). Proprio perché ora è alle redini del mondo intero, Gesù può mandare nel mondo intero i suoi ambasciatori.
Il nostro grande mandato si fonda su una grande investitura. E questo ci mostra che il decreto di Dio, il suo grande progetto, è in realtà duplice: non solo dare gloria a Gesù Cristo, ma anche dare perdono salvezza a quelli che credono in lui e lo seguono.
Allineamento strategico
Quanto è facile perdersi in strategie di crescita, tecniche comunicative, prospetti di budget, e lasciare che l’agenda della chiesa sia dettata da urgenze simili. Anche su un piano personale, possiamo lasciare che delusioni passate o desideri di rivalsa modellino le nostre aspettative sul futuro. Forse puntiamo in basso, o forse facciamo grandi progetti. In tutti i casi, il salmista esorta calorosamente gli ascoltatori ad allinearsi al decreto di Dio: “Siate saggi!” (Salmo 2:10).
Le nazioni del mondo sono giurisdizione e proprietà di Gesù. E, fino al suo ritorno, in ogni parte di questo mondo lui ci darà sovranamente occasione di vedere nuovi uomini, donne, anziani e bambini andare a Lui per essere lavati dei loro peccati. E allora perché non allineare i tuoi piani a questa missione?
Questi sono i buoni propositi di Dio per l’anno nuovo. Tutto sommato, sembra che sarà un anno niente male.
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