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Dovremmo maledire i nostri nemici?

Sulla porta della mia camera da letto d’infanzia c’è un buco a forma di pugno. C’era già quando io e mia madre ci trasferimmo lì, e ben presto capii che era un presagio di ciò che il mio patrigno era capace di fare. Anche mentre scrivo queste righe, dopo più di vent’anni da quando me ne sono andato, provo ancora paura.

Il mio patrigno era diacono nella nostra chiesa locale ed era molto rispettato nella comunità. Ha portato più persone a Gesù di quante io ne abbia mai portate o probabilmente mai porterò. La sua rabbia esplosiva non si è mai manifestata fuori casa, quindi forse è comprensibile che i responsabili della nostra chiesa pensassero che fossi un’adolescente ribelle che combinava guai e spettegolava su un uomo “pio”.

Ho lasciato casa prima di diplomarmi al liceo e poi, poco prima di andare all’università, Cristo mi ha chiamato a sé. Avevo accumulato molta rabbia in quegli anni trascorsi con il mio patrigno e di certo non ero pronto a perdonare. Negli anni successivi, Gesù mi ha insegnato ad amare i miei nemici in un modo del tutto inaspettato: pregando i salmi imprecatori.

Impreca-cosa?

“Imprecation”, in inglese, è un modo altisonante per dire “maledizione”, e un salmo imprecatorio è un “salmo di maledizione”. Nella Bibbia troviamo spesso preghiere imprecatorie, come quando Neemia pronuncia una versione più raffinata di “specchio riflesso”: “Fa’ che i loro oltraggi ricadano sul loro capo ed esponili al disprezzo in un paese di deportazione! Non perdonare la loro colpa, e non sia cancellato davanti a te il loro peccato; poiché hanno provocato la tua ira in presenza dei costruttori.” (Ne 4:4-5).

“Imprecation”, in inglese, è un modo altisonante per dire “maledizione” e un salmo imprecatorio è un “salmo di maledizione”.

Neanche Paolo esitava a lanciare maledizioni: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema” (1 Cor. 16:22). E persino Gesù pronunciò dei “guai” contro gli scribi e i farisei (Mt 23) e contro Giuda (26:23–24).

Si noti che Neemia pregò contro Sanballat e Tobia, famigerati nemici del popolo di Dio a Gerusalemme. Paolo pregò contro coloro che si allontanano da Dio, e Gesù rivolse le sue maledizioni a quelle che sono probabilmente le persone più malvagie dei Vangeli. Se siamo inclini a pensare a una “maledizione” come a una vendetta personale, i salmi imprecatori riorientano la nostra comprensione. I salmi imprecatori non sono preghiere meschine. Questi “salmi di maledizione” sono “salmi di giustizia”, preghiere affinché Dio faccia ciò che ha promesso: giudicare con giustizia sulla terra.

Giustizia per i vulnerabili

Nascosto in una lunga serie di leggi destinate a governare la neonata nazione di Israele, c’è un passo che offre una visione importante della sollecitudine di Dio verso i deboli ed i vulnerabili.

Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Non affliggerete la vedova, né l’orfano. Se in qualche modo li affliggi, ed essi gridano a me, io udrò senza dubbio il loro grido; la mia ira si accenderà, io vi ucciderò con la spada, le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. (Es 22:21-24)

Il Signore non dice che rimprovererà i più deboli per aver gridato contro i propri nemici; al contrario, afferma che “ascolterà sicuramente il loro grido” e risponderà con il giudizio. Parole forti da parte del Creatore dell’universo.

Nelle nazioni circostanti, i tre gruppi di persone che il Signore menziona qui (gli stranieri, le vedove e gli orfani) sarebbero stati tutti privi di un capofamiglia e di un parente con diritto di riscatto che li proteggesse. Essi sarebbero stati completamente soli in una società in cui la “rete di sicurezza” consisteva esclusivamente nei legami di parentela. Ma emanando questa legge, Dio stabilì Israele come un tipo diverso di società, una che proteggeva i deboli. E se il suo popolo non avesse osservato la legge, Dio promette di difendere lui stesso i deboli.

La giustizia fondata sulla Parola di Dio

Anche altri passaggi delle Scritture dimostrano il carattere giusto di Dio. Vediamo la sua giustizia in Genesi 3 con il serpente, Adamo ed Eva; in Genesi 6 con il diluvio; e in Genesi 11 con la dispersione a Babele. In Genesi 18, Abraamo fa appello alla giustizia di Dio nella sua preghiera per Sodoma e Gomorra: “Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?” (v. 25). Il Salmo 58 si conclude con la risposta alla domanda di Abraamo: “Certo, c’è un Dio che fa giustizia sulla terra!” (v. 11).

Affinché non pensiamo che la giustizia sia solo un concetto dell’Antico Testamento, l’apostolo Paolo sostiene che la giustizia di Dio era all’opera sulla croce, offrendo “la sua grazia  […]  per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato”. E perché ha trascurato i peccati precedenti? “Per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù”. (Romani 3:24-26).

Pregare per la giustizia, quindi, trova le sue radici nella Scrittura, dove vediamo tre modi in cui Dio manifesta la sua giustizia. In primo luogo, il Signore invita i deboli e i vulnerabili a portare a lui le loro lamentele. In secondo luogo, ha dimostrato che giudicherà i malfattori. In terzo luogo, offre gloriosamente la giustizia riversata sulla croce per la nostra salvezza.

Pregare per la giustizia, affinché possiamo amare i nostri nemici

La giustizia di Dio nella croce ci porta al nocciolo della questione: dovremmo maledire i nostri nemici? Gesù non ci dice forse di amare i nostri nemici?

Anche se consideriamo i salmi imprecatori come salmi di giustizia, resta il fatto che sono preghiere che invocano una ricompensa, una punizione, il giudizio di Dio, raramente il suo perdono. Ma nella mia esperienza, invocare la giustizia di Dio quando non c’era nessun altro ad aiutarmi mi ha liberato, permettendomi di amare e di non serbare rancore verso il mio patrigno. Piuttosto che portare con me la mia rabbia, senza mai permettere alla ferita di guarire, il Salmo 58 e il Salmo 109 mi hanno insegnato a portare quell’ingiustizia al Signore e ad avere fiducia che lui agirà con giustizia (cfr. Rm 12:19).

Invocare la giustizia di Dio quando non c’era nessun altro ad aiutarmi mi ha liberato, permettendomi di amare il mio patrigno.

Per rispondere chiaramente alla domanda: sì, i cristiani di oggi possono e devono recitare i salmi imprecatori.

Questi salmi, con le loro invocazioni di vendetta e giustizia, mostrano a noi comuni mortali come rinunciare al nostro diritto di vendetta e riporre la nostra fiducia nel Signore. Sono un modello di preghiera schietta e sincera che professa una fiducia incrollabile e incondizionata nel fatto che Dio è “giusto e giustifichi” (Rm 3:26). Il Signore ascolta volentieri queste preghiere e vi risponderà in questa vita o nella prossima. I torti subiti vengono messi nella giusta prospettiva quando ci rendiamo conto che la giustizia è solo una questione di tempo.


Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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