Seulgi Byun (Ph.D., Università di Cambridge) è presidente del dipartimento di studi biblici e religiosi e filosofia al Grove City College, dove insegna ebraico e Antico Testamento. In precedenza ha insegnato all’Oak Hill College. Seulgi ha contribuito alla NIV Proclamation Bible e alla traduzione di Isaia dalla Septuaginta. Attualmente, sta lavorando a un libro intitolato Trusting the Old Testament (di prossima pubblicazione, Christian Focus).
Per una breve introduzione alla Septuaginta, si veda: Ryan M. Reeves e Charles Hill, Know How We Got Our Bible (Zondervan, 2018).
“Signori, avete una Septuaginta? In caso contrario, vendete tutto ciò che avete e compratene una”.
~ Ferdinand Hitzig (teologo tedesco del XIX secolo)
Perché i cristiani dovrebbero prendere a cuore la Septuaginta?
La Septuaginta è probabilmente la traduzione più importante della Bibbia. È la più antica traduzione dell’Antico Testamento in un’altra lingua. Filone e Giuseppe Flavio la consideravano andare di pari passo con la Bibbia ebraica. Essa era preferita a quella ebraica dalla Chiesa paleocristiana e getta luce tanto necessaria sullo sviluppo del Nuovo Testamento.
Tuttavia, molti cristiani oggi ne hanno poca o nessuna conoscenza.
Cos’è la Septuaginta?
Il termine Septuaginta è spesso considerato la versione greca (o traduzione) della Bibbia ebraica, proprio come la Vulgata è la versione latina o la Peshitta è la versione siriaca, ma, tecnicamente parlando, non esiste una cosa come “la Septuaginta”. Se possiedi una copia moderna della Settanta (per esempio l’edizione Rahlfs o la Brenton), si tratta di un’edizione “eclettica”, cioè una raccolta dei migliori e più affidabili manoscritti greci ricostruiti per approssimare la traduzione originale dell’Antico Testamento dall’ebraico al greco.
Quindi, quando gli studiosi usano questo termine, non è riferito a un singolo testo. Si tratta piuttosto di una raccolta di traduzioni greche prodotte da numerosi scribi nel corso di alcune centinaia di anni e, con ogni probabilità, composte in luoghi diversi. Oggi, il termine è solitamente usato per riferirsi in generale alle varie traduzioni greche della Bibbia ebraica, così come ad alcuni libri aggiuntivi, come Tobia, i Maccabei e Siracide, solo per citarne alcuni.
Sebbene di carattere alquanto leggendario, la Lettera di Aristea (II secolo a.C.) conserva alcune preziose informazioni sulle origini della Septuaginta: ci dice che un faraone egiziano, Tolomeo Filadelfo, che regnò dal 285 al 246 a.C., commissionò una traduzione della Bibbia ebraica per la sua biblioteca di Alessandria. Settantadue traduttori da Gerusalemme furono successivamente inviati all’isola di Faro per tradurre la Torah in greco.
Il termine Septuaginta, che significa “settanta”, in realtà si riferisce ai settantadue traduttori, sei per ogni tribù d’Israele, coinvolti nella traduzione del Pentateuco dall’ebraico al greco nel III secolo a.C. (settantadue è arrotondato per difetto a settanta, da qui il numero romano LXX). Il resto della Bibbia ebraica fu tradotto dall’ebraico al greco da varie mani all’incirca nel corso del secolo successivo.
Perché c’era la necessità di una traduzione greca dell’Antico Testamento?
L’ebraico cessò di essere una lingua parlata già nel periodo dell’esilio o postesilico (cfr Neemia 13:24) e l’aramaico divenne la lingua franca del popolo ebraico. Con l’ascesa di Alessandro Magno e degli imperi greci, gli ebrei della diaspora furono ellenizzati e per alcuni ebrei, in particolare quelli che vivevano nell’Egitto tolemaico, il greco divenne la lingua principale. Così divenne necessario che le Scritture fossero tradotte in greco.
È importante, quindi, ricordare che la Septuaginta è prima di tutto una traduzione. Una delle principali aree di studio per gli studiosi della Septuaginta oggi è il metodo (o i metodi) di traduzione adottati dagli scribi. Per esempio, il traduttore di un dato libro dell’Antico Testamento ha adottato un approccio più letterale o uno più vicino all’equivalenza dinamica?
Gli studiosi concordano sul fatto che alcuni libri sono traduzioni letterali e altri sono parafrasi, proprio come la Living Bible. Dato che i manoscritti greci sono i primi testimoni dell’Antico Testamento ebraico, un manoscritto più letterale può essere utile per la critica testuale. A ogni modo, le traduzioni non letterali possono fare luce sulla teologia, sulla filosofia o sulle pratiche religiose della fede ebraica nel tardo periodo del Secondo Tempio.
La Septuaginta ci aiuta a comprendere meglio il Nuovo Testamento
Uno studioso di Greco una volta osservò: “Una sola ora amorevolmente dedicata al testo della Septuaginta migliorerà la nostra conoscenza esegetica delle epistole paoline più di un’intera giornata trascorsa a commentare”. Nonostante l’iperbole, pochi contesterebbero il punto più ampio: la Septuaginta è una risorsa inestimabile per i cristiani interessati al Nuovo Testamento (NT).
Ci sono alcuni modi ovvi in cui la Septuaginta ha influenzato il Nuovo Testamento. Per esempio, il titolo di Gesù nel NT, “Cristo” [Christos], è la traduzione greca della parola ebraica maschiach, “Unto”, nella Septuaginta. Parole che tutti conosciamo, come “gloria” [doxa], “Signore” [kurios] e “vangelo” [euangelion], prendono il loro significato speciale dalla LXX.
Una delle più importanti aree di studio relative alla Septuaginta è l’uso dell’AT nel NT. La ragione di ciò è che la maggior parte delle citazioni dirette dell’AT nel NT corrispondono alla Septuaginta, non alla Bibbia ebraica o al testo masoretico (TM). Ci sono circa trecento passi dell’AT che sono citati direttamente o a cui si allude fortemente nel NT.
Nella maggior parte di questi casi, gli scrittori del NT non hanno citato il testo dell’AT parola per parola, ma hanno parafrasato i testi dell’AT usando tecniche esegetiche ebraiche. Tuttavia, nei casi in cui l’AT è citato parola per parola, gli scrittori del NT citano la Septuaginta oltre al TM circa il 75% delle volte (secondo alcuni studiosi, quella percentuale sale a oltre il 90%, a seconda di come si definisce “citazione”).
Ciò solleva diverse domande importanti. Gli autori del NT hanno citato la Septuaginta per sollevare questioni teologiche particolari che potrebbero essere proposte solo dalla traduzione greca? O l’apparente preferenza della Septuaginta è semplicemente questione di usare la traduzione dell’AT corrispondente alla lingua in cui scriveva l’autore biblico? Ciò somiglierebbe al modo in cui i predicatori moderni citano la traduzione Nuova Riveduta o la Nuova Diodati in un sermone, indipendentemente dalle sfumature di traduzione e dalle differenze esegetiche.
Un caso interessante è la citazione di Isaia 7:14, le famose parole del profeta Isaia ad Acaz, in Matteo 1:23:
Ebraico: “Ecco, la giovane [‘almah] concepirà”.
Septuaginta: “Ecco, la vergine [parthenos] concepirà”.
Matteo 1:23: “Ecco, la vergine [parthenos] concepirà”. [B.Conc.]
Matteo cita la Septuaginta (non l’ebraico) parola per parola, il che suggerisce che il linguaggio della nascita verginale di Gesù derivi, in parte, dalla Settanta.
Naturalmente, ogni testo deve essere studiato in modo indipendente e attento, ma la preponderanza delle citazioni della Septuaginta nel Nuovo Testamento e i termini teologici chiave richiedono che la prendiamo sul serio.
La Septuaginta ci aiuta a capire meglio la teologia ebraica
La Septuaginta fa luce anche sulla teologia e le pratiche di culto del popolo ebraico nel periodo del Secondo Tempio, il periodo che precede i tempi del Nuovo Testamento.
Per esempio, la versione del Pentateuco nella Septuaginta, la parola ebraica per altare [mizbeah] è resa da thysiasterion quando si fa riferimento all’altare ebraico ma da bomos quando si parla di altari pagani; ciò mostra che i traduttori potrebbero aver avuto un motivo teologico: volevano fare una distinzione tra le pratiche ebraiche e quelle non ebraiche.
Gli studiosi non sono d’accordo sulla misura in cui si verificano interpretazioni teologiche nella Septuaginta, specialmente dove la traduzione greca diverge in modo significativo dalla Bibbia ebraica. Alcuni hanno sostenuto che lo scopo principale del traduttore fosse tradurre le Scritture e renderle accessibili e comprensibili per il suo pubblico, in modo simile, forse, a quello in cui un moderno traduttore della Bibbia potrebbe affrontare il suo compito.
Altri hanno sostenuto che il lavoro del traduttore fosse più teologico o motivato dall’esegesi a reinterpretare e attualizzare le Scritture per la sua comunità immediata e con riferimento a circostanze ed eventi contemporanei.
Un esempio che illustra questo dibattito è la traduzione greca del Canto del Servo in Isaia 53:10, che è notevolmente diverso dal TM:
TM: “Ma il Signore [YHWH] ha voluto stroncarlo con i patimenti”.
LXX: “E il Signore desidera purificarlo dal suo colpo”.
Perché il traduttore della Septuaginta tradusse la parola ebraica “stroncare” con la parola greca “purificare”? Uno studioso suggerisce che il traduttore stia attenuando la sofferenza del Servo per evitare di associare YHWH con un’azione “demoniaca”.
Un’altra teoria afferma che il traduttore non conosceva il significato di questa parola relativamente rara e che “pulire” è semplicemente una traduzione errata o un’ipotesi plausibile. Una terza possibilità è che il traduttore stesse guardando un testo ebraico che qui presentava una parola diversa.
Forse puoi capire perché gli studiosi della Septuaginta amano scavare in questa traduzione!
La connessione tra la Septuaginta e l’Antico Testamento ebraico
Un problema per gli studiosi è il fatto che ci sono delle differenze tra la Septuaginta e la Bibbia ebraica in ogni libro dell’Antico Testamento. La maggior parte di queste differenze sono trascurabili, ma alcune sono piuttosto significative e coinvolgono interi paragrafi, se non capitoli, di particolari libri biblici.
Per esempio, grandi differenze sono distinguibili nelle genealogie in Genesi 5 e 11; ci sono vantaggi e svantaggi significativi (frasi o versetti aggiunti o omessi) nella maggior parte dei libri dell’Antico Testamento, ma specialmente in Numeri, Giosuè, Samuele e Re. Le principali strutture cronologiche ed editoriali sono spostate nei libri di Samuele e dei Re. Il Salterio della Septuaginta aggiunge un Salmo in più (Salmo 151) e la copia del libro di Geremia è significativamente più breve (1/8) dell’ebraico. Infine, i libri di Daniele ed Ester hanno sezioni significative aggiunte alle versioni greche.
La determinazione del primo testo o “originale” è un processo complesso e pieno di sfide, tuttavia, gli studiosi impegnati nella critica testuale registrano e analizzano le differenze tra i manoscritti greci ed ebraici (tra gli altri). Valutano queste differenze rispetto alle varie fasi dei libri dell’Antico Testamento al fine di determinare l’affidabilità e la relazione tra i manoscritti.
Questi studi sono stati incorporati nelle edizioni critiche della Bibbia ebraica (per esempio BHS, BHQ, HUBP) e della Bibbia greca (Cambridge o Göttingen Septuagint) e talvolta hanno influenzato le nostre traduzioni moderne.
Quando i traduttori moderni lavorano su una traduzione inglese, questi testi vengono utilizzati per determinare le migliori traduzioni dei libri dell’Antico Testamento. C’è ancora molto lavoro da fare.
L’importanza della Septuaginta non può essere sottolineata abbastanza. Getta luce tanto necessaria su parole importanti e concetti teologici sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. Ci aiuta a comprendere meglio il contesto religioso e politico in cui vissero Gesù e gli autori del Nuovo Testamento; ha aiutato gli studiosi a determinare quali manoscritti sono più affidabili, il che a sua volta porta a traduzioni affidabili dell’Antico Testamento; e ci dà una maggiore comprensione dei padri della Chiesa, che spesso citavano la Septuaginta oltre la Bibbia ebraica. Quindi, anche se non consiglierei di vendere tutto ciò che hai, dico con Hitzig: “Va’ a comprare una Septuaginta!”
Ulteriori studi
Karen H. Jobes e Moisés Silva, Invitation to the Septuagint, Baker Academic, Grand Rapids – MI, U.S.A., 2015 (lett.: Invito alla Septuaginta). È accessibile per lo studente alle prime armi ma è ugualmente un ottimo riferimento per pastori e studiosi. In alternativa, un supporto molto più breve è Jennifer M. Dines, The Septuagint, Michael A. Knibb, a cura di, T&T Clark, London – Regno Unito, 2004 (lett.: La Septuaginta).
La traduzione più recente della Septuaginta in inglese è A new English translation of the Septuagint, a cura di Albert Pietersma e Benjamin G. Wright.
N.d.T.
Alcune risorse disponibili in italiano sono:
Mario Cimosa, Guida allo studio della Bibbia greca (LXX), S.B.B.F., Roma, 1995;
Fernández Marcos Natalio, Septuaginta: la Bibbia di ebrei e cristiani, Morcelliana Edizioni, Brescia 2010.
Tessa Rajak, Tradurre e sopravvivere: la Bibbia greca della diaspora giudaica, Paideia, Brescia 2015.
Paolo Sacchi, a cura di, La Bibbia dei Settanta: testo greco a fronte, 4 voll., Morcelliana, Brescia:
- vol. 1: Pentateuco, 2012;
- vol. 2: Libri storici, 2016;
- vol. 3: Libri poetici, 2013;
- vol. 4: Profeti, 2019.