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Complementarianismo per dummies

Nota dell’editore: questo post è stato scritto nel 2012 come polemica dopo la pubblicazione del libro di Rachel Held Evans, A year of biblical womanhood, e internet era pieno di persone che sostenevano a gran voce che il “complementarianismo” fosse definito dalla caricatura di June Cleaver o Stepford Wife. 


Il complementarianismo non trova la sua definizione in questa caricatura: riconosce invece che, sebbene il matrimonio e i figli siano il buon piano di Dio per la maggior parte delle donne, essere single è il suo buon piano per alcune di loro (1 Corinzi 7).

Tempo fa una giornalista mi chiese di definire il “complementarianismo”. Non sapeva cosa significasse, il che non è sorprendente.

La parola “complementarietà” non compare nella Bibbia, ma è usata dalle persone per riassumere un concetto biblico. È come la parola “Trinità”: la Bibbia non la usa mai, ma indica innegabilmente un Dio uno e trino (Padre, Figlio e Spirito Santo).

Sebbene il concetto di complementarità maschio-femmina sia visibile dalla Genesi all’Apocalisse, l’appellativo “complementariano” è in uso solo da circa venticinque anni. È stato coniato da un gruppo di studiosi che cercarono di trovare una parola che descrivesse chi attribuisce all’idea storica e biblica il fatto che maschio e femmina, sebbene diversi, siano uguali. La necessità di un tale appellativo è sorta in risposta all’affermazione che uguaglianza significa intercambiabilità dei ruoli (egualitarismo), un concetto diffuso e reso popolare per la prima volta nei circoli evangelici dalle “femministe bibliche” durante gli anni settanta e ottanta. Ultimamente ho letto diversi articoli scritti da persone che fraintendono e/o travisano la visione complementare. Venticinque anni fa ero presente all’incontro in cui è stata scelta la parola “complementare”, quindi penso di avere una buona conoscenza della sua definizione. Voglio dunque darne una sintesi. Sulla falsariga della popolare serie di libri didattici “for dummies”, ecco il mio “Complementarianismo for dummies”, in cui ti spiegherò in maniera elementare il significato di questa parola.

1. È complementare… non complimentoso.

La parola “complementare” deriva dalla parola “complemento”, non da “complimento”. Il dizionario definisce “complemento” come segue:

Qualcosa che completa o rende perfetto; una delle due parti o cose necessarie per completare il tutto; controparti.

I complementariani credono che Dio abbia creato il maschio e la femmina come espressioni complementari dell’immagine di Dio: maschio e femmina sono controparti nel riflettere la sua gloria. Avere a disposizione due sessi amplia la visuale: sebbene entrambi siano ad immagine di Dio in modo completo, ciascuno di loro lo è in un modo unico e distinto. Il rapporto tra maschio e femmina riflette verità su Gesù che non sono riflesse dal solo maschio o dalla sola femmina.

2. June Cleaver è decisamente anni cinquanta, e assolutamente non la definizione di complementarità.

Nel nostro incontro sul nome da dare a questo concetto, qualcuno ha menzionato la parola “tradizionalismo”, poiché la nostra posizione è ciò che i cristiani hanno tradizionalmente creduto. Ma questo termine è stato rapidamente bocciato. La parola “tradizionalismo” sa di “tradizione”. I complementariani credono che i principi biblici, potendo essere applicati in ogni tempo e cultura, prevalgano sulla tradizione. June Cleaver è uno stereotipo televisivo tradizionale americano e non è l’ideale di complementare. Punto. Anzi, punto esclamativo! La cultura è cambiata: l’aspetto della complementarità ora è diverso da come appariva sessanta o settant’anni fa, perciò disfati di questo stereotipo. Non è applicabile.

3. Una gerarchia di tipo proletariato-borghese non ha posto nella complementarità.

Le teoriche femministe sostengono che le differenze di ruolo maschile-femminile creino una gerarchia in cui gli uomini (visti come borghesi, come una casta privilegiata, come i proprietari terrieri francesi del XVIII secolo) mantengono le donne (viste come il proletariato, come la classe inferiore e svantaggiata di operai) sottomesse. Ad ogni modo i complementariani non credono che gli uomini, come categoria, siano di rango più alto delle donne. Non sono superiori a loro. Né le donne sono il “secondo sesso”. Gli uomini hanno la responsabilità di esercitare la guida nelle loro case e nella famiglia della chiesa, e Cristo ha rivoluzionato la definizione di quanto questo significhi. L’autorità non è il diritto di governare, è la responsabilità di servire. Abbiamo rifiutato il termine “gerarchicalismo” perché le persone lo associano a un diritto intrinseco e autoproclamato di governare.

4. La complementarità non condona l’oppressione patriarcale e sociale delle donne.

Tecnicamente “patriarcato” indica semplicemente un’organizzazione sociale in cui il padre è il capofamiglia. Tuttavia dagli anni settanta le femministe hanno ridefinito l’uso storico del termine, e gli hanno attribuito connotazioni negative. Al giorno d’oggi la gente considera il patriarcato come il governo oppressivo degli uomini, ed è considerato un sistema misogino in cui le donne vengono umiliate e soffocate. Ecco perché abbiamo rifiutato il termine “patriarcalismo”. I complementariani si oppongono all’oppressione delle donne. Vogliamo vederle fiorire, e crediamo che ciò sia possibile quando uomini e donne vivono insieme secondo la Parola di Dio.

5. I complementariani credono che Dio abbia disegnato il maschio e la femmina affinché riflettano verità complementari su Gesù.

Ora che abbiamo chiarito alcune idee sbagliate e una falsa terminologia sul complementarianismo, è tempo di darne una definizione di base. In sostanza un complementariano è una persona che crede che Dio abbia creato il maschio e la femmina per riflettere verità complementari su Gesù. Questo è il significato di fondo della parola. I complementariani credono che i maschi siano stati progettati per puntare i riflettori sulla relazione di Cristo con la chiesa (e sulla relazione del Signore Dio con Cristo) in un modo in cui le femmine non possono, e che le donne siano state progettate per puntare i riflettori sulla relazione della chiesa con Cristo (e sulla relazione di Cristo con il Signore Dio) in un modo in cui gli uomini non possono. In ultima analisi, chi siamo come maschio e femmina non riguarda noi: riguarda il testimoniare la storia di Gesù. Non possiamo imporre cosa siano la virilità e la femminilità: è il nostro Creatore a farlo. Questa è la base del complementarianismo. Se senti una donna dirti che complementarità significa doversi sposare, avere dozzine di bambini, fare la casalinga, pulire i bagni, rinunciare completamente a una carriera, disfarti del ​​cervello, tollerare gli abusi, guardare le repliche di Il carissimo Billy, seppellire i tuoi doni, negare la tua personalità e annuire a tutto ciò che gli uomini dicono, non crederle. Questa è una falsa rappresentazione dell’uomo (e della donna). Non è complementarianismo.

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