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C’è un solo modo in cui le persone cambiano

Come cambiano le persone? È possibile che cambino? È una domanda che ci si pone ogni giorno, in ogni cultura e in ogni epoca. Nel nostro mondo occidentale contemporaneo prevalgono due approcci. L’approfondimento degli scritti e delle conferenze di David Powlison (1949-2019) mi ha aiutato a comprendere l’approccio biblico.

C’è del mistero, naturalmente, come accade per ogni grande quesito. Ma la risposta biblica è più appagante di qualsiasi altro approccio. È appagante perché è vera, non semplicemente perché funziona. Tracciamo un quadro di due approcci diffusi al cambiamento personale prima di presentare l’interpretazione di Powlison riguardo al percorso biblico.

Metodo della forza di volontà

Nel ritornello di “Man in the Mirror”, una canzone resa famosa da Michael Jackson, si trovano queste parole:

Comincio dall’uomo allo specchio.
Gli chiedo di cambiare atteggiamento.
E nessun messaggio sarebbe potuto essere più chiaro:
Se vuoi rendere il mondo un posto migliore,
guarda te stesso e poi apporta un cambiamento.

Suona più accattivante con una batteria anni ’80, il moonwalk e un borsalino. Ma questo approccio alla trasformazione alla Michael Jackson si riduce essenzialmente ad una cosa sola: l’esercizio della volontà. Le persone possono cambiare? Sì. Tutto ciò che devono fare è prendere una decisione e metterla in pratica. Guardati allo specchio, trova una soluzione e mettiti all’opera. Questo ricorda l’affermazione di Carl Rogers secondo cui abbiamo dentro di noi tutte le risorse necessarie per cambiare. “Certo che ti guardi allo specchio”, direbbe Rogers. “Dove altro potresti guardare?”

Al contrario, Powlison ha scritto che tutti noi dobbiamo “guardare ben oltre lo specchio”. L’uomo riflesso nello specchio è un disastro. Non è solo che non ha la forza di volontà per cambiare; è che non vuole farlo. “La forza di volontà è una contraddizione vivente dentro di te”, ha scritto Powlison. Alcune mattine ti guarderai allo specchio e vorrai cambiare; altre mattine, no. Le motivazioni del nostro cuore si trovano al di sotto della forza di volontà. Il problema è che le nostre motivazioni sono, nel migliore dei casi, contrastanti, o, nel peggiore dei casi, follemente egocentriche e distruttive.

Alle volte vorresti cambiare? Sì. Costringerti con la forza di volontà ad agire è una soluzione? No. Nove volte su dieci fallirai. E quell’unica volta in cui ci riuscirai non ti renderà una persona migliore; ti riempirà solo di orgoglio.

Metodo umanistico

Un secondo metodo è stato recentemente illustrato nella popolare serie TV Ted Lasso: il burbero calciatore Roy Kent ha confessato al suo staff tecnico di non essere cambiato, di essere ancora la stessa persona. Ted Lasso ha risposto: “Volevi essere qualcun altro?”. Kent ha detto: “Sì, qualcuno di migliore”. Kent ha poi chiesto: “Le persone possono cambiare?”. Ecco come ha risposto un allenatore, Coach Higgins:

Gli esseri umani non saranno mai perfetti, Roy. Il meglio che possiamo fare è continuare a chiedere aiuto e accettarlo quando riesci. E se continuerai a farlo, andrai sempre verso qualcosa di migliore.

Questo è il metodo umanistico: le persone possono cambiare? Sì. Il costante cammino verso il “meglio”, il miglioramento progressivo attraverso l’apprendimento e l’adattamento, è l’ideale umanista. Sembra una visione saggia. I personaggi di questa scena concordano tutti con la saggezza del loro collega allenatore.

L’uomo allo specchio è un disastro. Non è solo che non ha la forza di volontà per cambiare; è che non vuole farlo.

Ma il problema è duplice. Innanzitutto, spesso non chiediamo aiuto come consigliava Higgins. La nostra cultura esalta l’autosufficienza. Chiedere aiuto va controcorrente. In secondo luogo, accettare aiuto è più facile a dirsi che a farsi. Kent, che in quella scena ha posto la domanda, aveva detto poco prima di aver trascorso l’ultimo anno cercando di cambiare senza aver fatto progressi. Naturalmente, molti spettatori potrebbero obiettare che era cambiato moltissimo. Era diventato più autocritico, più riflessivo, più generoso. Ma la ragione di quei cambiamenti era che aveva chiesto aiuto e lo aveva accettato? O c’era dell’altro?

Mi sembra che i cambiamenti di Kent siano stati determinati da fattori al di fuori del suo controllo, della sua pianificazione o della sua volontà. Sono avvenuti nonostante lui, non grazie a lui. Ed è proprio questo che li ha resi degni di essere celebrati. È come se fossero dei miracoli, come comete che si scontrano proprio al momento giusto. Chiunque guardi Ted Lasso vuole credere che viviamo in un universo in cui il cambiamento ci raggiunge nonostante i nostri migliori sforzi per autodistruggerci.

Approccio biblico

Allora, come cambiano le persone? Non grazie alla forza di volontà o al costante miglioramento. Ecco la risposta biblica: per opera di Dio. Powlison ha affermato che a determinare il cambiamento sono cinque fonti interconnesse dell’azione divina: (1) Dio, (2) la Scrittura, (3) le altre persone, (4) le nostre circostanze e (5) i nostri cuori.

In primo luogo, Dio interviene direttamente e ci trasforma “dalla caparbietà suicida al regno della vita. Egli ci resuscita in Cristo quando eravamo morti nei peccati e nelle trasgressioni”. Dio è sempre “colui che agisce in modo decisivo e il fattore fondamentale” quando le persone cambiano.

Viviamo in una cultura che esalta l’autosufficienza. Chiedere aiuto va controcorrente.

In secondo luogo, la Parola di Dio ci trasforma. “La Scrittura parla con voce autentica in un mondo in cui imperversano voci false”. Ascoltiamo sempre qualcuno. Per grazia, cambiamo quando ascoltiamo la voce della verità.

In terzo luogo, sono gli altri a cambiarci. “La crescita spirituale avviene molto spesso grazie ai doni e alle grazie dei fratelli e delle sorelle in Cristo”. Dio si serve della Chiesa per guidarci nel nostro cammino da peccatori a santi.

In quarto luogo, è la sofferenza a cambiarci. “Le persone cambiano perché qualcosa è difficile, non perché tutto va bene”. Lo Spirito usa la sofferenza per mettere in luce la nostra debolezza e il nostro bisogno, affinché cresciamo nella dipendenza da Dio.

Infine, i nostri cuori cambiano. Passiamo dall’idolatria alla fedeltà, dalla menzogna alla verità, dalle tenebre alla luce. Mentre ciò accade, Dio è colui che ci sostiene con le sue mani sulle nostre spalle. Egli è il Re-Pastore di ogni cuore.

La sintesi di Powlison sull’approccio biblico al cambiamento chiarisce che il cambiamento non è prevedibile, come suggeriscono il metodo della forza di volontà e quello umanistico. Ciò non significa che non dovremmo cercare attivamente di cambiare o che non dovremmo chiedere aiuto; significa che non dovremmo dare per scontato che tutto inizi e finisca con noi. Quando lo facciamo, ricorriamo a metodi stereotipati invece di affidarci all’opera di Dio specifica per ogni persona.

Il vero cambiamento deve essere opera di Dio, perché solo Dio può cambiare il cuore; solo Lui può sovvertire le motivazioni peccaminose e sostituirle con quelle altruistiche. Senza Dio, le persone sono davvero senza speranza. Sono destinate a rimanere immutate.

Non dovremmo sorprenderci della frustrazione di Roy Kent per non essere in grado di cambiare. È esattamente così che dovremmo sentirci quando cerchiamo di cambiare senza la fede in colui che cambia i cuori. O Dio ci cambia o restiamo gli stessi. Non c’è altra via.


Articolo apparso originariamente in lingua inglese su The Gospel Coalition.

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