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Buona notizia e buone opere non sono nemiche!

In Atti 10:34-43 leggiamo ciò che l’apostolo Pietro disse a proposito di Gesù a tutti coloro che si erano riuniti nella casa di Cornelio, il soldato romano. Parla della sua signoria (v. 36), dei suoi miracoli (v. 38), della sua morte (v. 39), della sua risurrezione (v. 40), dei testimoni che lo videro risorto (v. 41), del giudizio finale nel quale Gesù sarà il giudice (v. 42), del perdono dei peccati che viene offerto a tutti coloro che credono in lui (v. 43). Secondo ogni standard, questo è un buon messaggio evangelistico!

Ma c’è un dettaglio interessante tra le cose che Pietro menziona nel descrivere la persona di Gesù, ed è il fatto che mentre era con loro “è andato dappertutto facendo del bene” (v. 38). Siamo abituati a pensare a Gesù come qualcuno che proclamava la grazia di Dio, che invitava le persone a ravvedersi e compiva opere potenti, ma questa idea che Gesù faceva del bene ovunque andava dovrebbe portarci a riflettere. Il nostro Signore amava fare del bene, era un sostenitore delle buone opere e le faceva ovunque andava. Quando leggiamo dei miracoli che Gesù compiva, perciò, non dovremmo vedere soltanto la sua potenza, ma anche il suo amore, la sua misericordia, la sua bontà.

È giusto parlare di buone opere?

Non credo che sia sbagliato affermare che, per Gesù, buona notizie e buone opere andavano insieme. Ma non è forse vero che noi cristiani evangelici abbiamo una sorta di reazione allergica quando sentiamo parlare di buone opere? Probabilmente perché, spesso, quelli che ne proclamano l’importanza sono gli stessi che hanno smesso di predicare la salvezza per sola grazia mediante la sola fede e non credono in altre cose importanti come l’ispirazione della Bibbia. Siamo d’accordo, quindi, che compiere buone opere senza proclamare la buona notizia è insufficiente, ma nel puntare il dito a chi fa questo, dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola opposta, ovvero diventare proclamatori di grazia, giustizia, misericordia e dimenticare che siamo chiamati anche a compiere delle opere che dimostrano questi aspetti del carattere di Dio.

Quando leggiamo dei miracoli che Gesù compiva, perciò, non dovremmo vedere soltanto la sua potenza, ma anche il suo amore, la sua misericordia, la sua bontà.

In altre parole, noi predichiamo il vangelo con la nostra bocca perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Romani 1:16) e pratichiamo il vangelo con le nostre mani, compiendo buone opere, perché esso ha trasformato le nostre vite, rendendoci adoratori del Dio che ci comanda di amarlo con tutto noi stessi e di amare anche il nostro prossimo – persino i nostri nemici! – come noi stessi (Marco 5:44; 12:29-31). In quanto seguaci di Gesù, predichiamo il vangelo con la bocca affinché le orecchie lo ascoltino e con le mani affinché gli occhi lo vedano, proprio perché questo è ciò che faceva Gesù mentre era tra noi.

L’importanza di dare le giuste priorità

A questo punto, però, è importante chiarire una cosa: sembra che questi due aspetti della proclamazione evangelica (predicare e praticare, proclamazione verbale e opere di misericordia) nella mente di Gesù si trovassero in una gerarchia. Una delle due aveva priorità sull’altra nel suo ministero. Lo vediamo chiaramente in Marco 1:37-38, quando i discepoli gli dicono: “Maestro, dov’eri finito, ti stanno cercando tutti!” – probabilmente per essere guariti – e lui risponde in modo chiarissimo: “Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto”. La sua priorità era predicare e non guarire le persone. Eppure, in ogni luogo in cui andava, non si limitava a predicare, ma guariva i malati, scacciava i demoni e aiutava le persone, al punto da portare Pietro a dire: “Ovunque andava, Gesù faceva del bene”.

In quanto seguaci di Gesù, predichiamo il vangelo con la bocca affinché le orecchie lo ascoltino e con le mani affinché gli occhi lo vedano, proprio perché questo è ciò che faceva Gesù mentre era tra noi.

Buona notizia e buone opere non sono nemiche e non sono neanche inversamente proporzionali. Dovrebbero essere congiunte come lo erano per il Signore. Riconosciamo che la priorità è la salvezza dell’anima di coloro che ci stanno intorno e che, quindi, non dovremmo mai smettere di predicare la buona notizia. Questo, però, non significa che come Chiesa di Cristo non ci dedicheremo con impegno e intenzione a compiere buone opere, ad amare coloro che ci stanno intorno, a praticare il vangelo con le nostre mani, a fare del bene ovunque andiamo, proprio come fece Gesù.

Altri riferimenti alle buone opere nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento ci sono parecchie esortazioni a compiere le buone opere, ma purtroppo in questo breve articolo non abbiamo il tempo per approfondirle tutte. È utile, però, menzionarne almeno quattro, forse quelle più esplicite:

  • I primi nove versetti di Efesini 2 sono quelli che noi evangelici utilizziamo più spesso per dimostrare che la salvezza si riceve per grazia mediante la fede, ma alla fine dei suoi ragionamenti Paolo aggiunge (v. 10) che, per coloro che sono rinati in Cristo, Dio prepara delle buone opere affinché le pratichiamo. Paolo prima ci dice che non siamo salvati per mezzo delle opere, ma poi ci dice esplicitamente che siamo salvati per fare buone opere!
  • Tito 2:14 afferma che Cristo ha dato se stesso per riscattarci e purificarsi un popolo che gli appartenga e che sia “zelante nelle opere buone”. Essere zelanti nel fare qualcosa prevede impegno, dedizione, intenzionalità. Se analizziamo la nostra vita personale o le attività della nostra chiesa, possiamo dire che compiamo opere buone con impegno e zelo?
  • In Giacomo 2:17, il fratello del Signore ci dice che una fede che non è accompagnata da opere è morta, inconsistente, inesistente, vana. Perciò le opere (buone) che compiamo come conseguenza della rigenerazione dello Spirito di Dio attestano e dimostrano la nostra salvezza (v. 18).
  • Nel sermone sul monte, Gesù disse che coloro che lo seguono sono il sale della terra e la luce del mondo (Matteo 5:13-16). Subito dopo spiega che essere sale e luce significa vivere diversamente, compiere buone opere, infatti aggiunge: “Affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.

Se analizziamo la nostra vita personale o le attività della nostra chiesa, possiamo dire che compiamo opere buone con impegno e zelo?

Ci sono anche altri brani che parlano dell’importanza delle buone opere, ma probabilmente questi ci bastano per concludere che essere seguaci di Gesù non significa soltanto credere nel vangelo e predicarlo agli altri, ma anche vivere in modo diverso, amare coloro che vivono intorno a noi, mostrare misericordia, compiere buone opere.

Buona notizia e buone opere non sono nemiche e non si escludono a vicenda, ma sono congiunte nella vita del cristiano, esattamente come lo erano nella vita di Gesù, che durante il suo tempo sulla terra andava dappertutto facendo del bene a coloro che incontrava.


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