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Avete chiesto: qual è il peccato imperdonabile?

Altro da Jonathan Pennington

Ho pensato molto a questo: qual è il peccato imperdonabile di cui parla Gesù?

Abbiamo posto la domanda a Jonathan Pennington, professore associato di interpretazione del Nuovo Testamento al Southern Seminary di Louisville e autore di Heaven and Earth in the Gospel of Matthew (Baker Academic, 2009) e Reading the Gospels Wisely (Baker Academic, 2012).

Ricordo ancora bene quando, da giovane cristiano, ascoltavo il programma radiofonico The Bible Answer Man. Non ricordo esattamente di cosa discutevano, ma ricordo distintamente la voce disperata delle povere anime travagliate che chiamavano in cerca di consolazione, per il timore di aver commesso il peccato imperdonabile: la bestemmia contro lo Spirito Santo.

All’epoca non avevo idea che quelle persone che telefonavano alla fine del 20° secolo fossero solo le ultime che in 2000 anni si erano chieste se avessero davvero bestemmiato contro lo Spirito. Sappiamo che questo era tema di discussione nella chiesa primitiva, e che i diversi rami della chiesa avevano su questo opinioni differenti. Per molti il peccato imperdonabile consisteva nell’allontanarsi dalla fede sotto la persecuzione. E sappiamo che parte della chiesa si è divisa sul fatto che un cristiano che fosse caduto in fallo potesse rientrare o meno nella comunità abbandonata.

Avanzando rapidamente, leggiamo nel più influente racconto di John Bunyan della sua lotta con questo problema. In effetti, negli ultimi 300 anni, i gruppi più preoccupati riguardo questo tipo di quesiti sono probabilmente stati i puritani. Conosciamo molte storie, tra cui una delle più tragiche in cui un puritano inglese di nome John Child si è effettivamente tolto la vita convinto, nella disperazione e nella malinconia, di aver commesso questo peccato imperdonabile.

I testi e i modi in cui vengono recepiti

Il linguaggio della “bestemmia contro lo Spirito Santo” deriva direttamente dai Vangeli, e si trova in resoconti paralleli in Matteo 12:31-32, Marco 3:28-29 e Luca 12:10. Al di là di questa triplice testimonianza, appare più o meno nella stessa forma anche nella Didaché (11:7), ed è il 44° detto nel Vangelo di Tommaso. In tutti questi casi il contesto letterario varia leggermente, ma c’è una coerenza nell’enfatizzare il più grande peccato, l’unico imperdonabile: il “parlare contro”, o il “bestemmiare”, lo Spirito Santo.

Ambrogio e la Didaché credono che il peccato imperdonabile consista nell’opposizione all’opera dello Spirito non solo ai giorni di Gesù, ma continuando nella chiesa contemporanea con i suoi profeti ispirati dallo Spirito. Molti nella chiesa hanno associato questo detto al“peccato che conduce alla morte” di cui si parla in 1 Giovanni 5:16, intendendolo come una ricaduta imperdonabile in seguito alla conversione, mentre altri lo interpretano più in generale come un rifiuto del vangelo. Agostino, che ha dedicato almeno un intero sermone a questo argomento, insiste nel sostenere che la bestemmia non è un atto specifico, bensì uno stato di inimicizia e impenitenza che dura fino alla morte. È una durezza di cuore che, a meno di pentirsene in questa vita, si rivelerà imperdonabile. In questo senso, quindi, la bestemmia è intesa semplicemente come una mancanza di fede che persiste per tutta la vita.

Lo spazio a disposizione non consente un’esplorazione più completa delle sfumature di questi punti di vista né, cosa più importante, un esame approfondito di ciascuno dei passaggi del Vangelo nel loro contesto letterario e storico, qualcosa di essenziale per una lettura più approfondita di questi testi. Ciò includerebbe una lettura sensibile che consentisse a ciascun scrittore dei Vangeli di far risaltare le proprie sfumature interpretative di queste famose parole sulla blasfemia (per esempio la testimonianza di Luca su questo tema sembra più generica e meno contestualizzata di quella di Matteo e Marco).

Tuttavia possiamo qui evidenziare quello che sembra essere il suo significato generale, così come porre l’attenzione su alcuni comuni fraintendimenti. Su quest’ultimo punto è importante sottolineare che, comunque si interpreti ciò che viene detto della bestemmia, non può essere intesa allo stesso modo  di “rattristare” o “spegnere” lo Spirito Santo (Ef 4:30; 1 Tess 5:19). Queste istruzioni di Paolo non sono avvertimenti nei confronti di chi, con il cuore indurito, si opponeva incredulo a Gesù (come invece avviene nei racconti dei Vangeli), ma esortazioni per i credenti imbevuti di Spirito a continuare nella forza dello Spirito, e a non abbandonarsi all’amarezza e al conflitto. Paolo lo mette in chiaro: i cristiani devono resistere di vietare che l’opera misteriosa di Dio si compia all’interno dell’assemblea del suo popolo.

Un’altra interpretazione errata sarebbe quella di intendere la bestemmia in modo troppo generico, nel senso che chiunque in qualsiasi momento rifiuti apertamente Cristo non possa essere un vero cristiano in seguito. Sebbene inizialmente sia possibile leggere questi testi in questo modo (specialmente nella versione più generica di Luca), i racconti degli eventi chiave del Nuovo Testamento smentiscono questa interpretazione. In particolare troviamo prove contrarie sia in Pietro che in Paolo. La storia della conversione di Paolo non è semplicemente una storia di ignoranza e successiva accettazione di Cristo, quanto  piuttosto una storia di opposizione accanita nei confronti di Cristo e dei suoi seguaci prima della sua conversione (Atti 9:1-19). A quanto pare un tale e aperto rifiuto per Gesù non era un peccato imperdonabile. E ancora più sorprendente, Pietro stesso, dopo aver seguito Gesù per un po’ di tempo, lo rinnega apertamente (tre volte!), eppure viene condotto non solo al perdono, ma anche alla guida della chiesa primitiva (Gv 18:15-27; 21:15-19). Senza dubbio questo peccato da parte di Pietro, sebbene egualmente grave e incontrovertibile, non può essere considerato come una imperdonabile bestemmia dello Spirito Santo.

La decisione definitiva

Allora cosa significa veramente bestemmiare contro lo Spirito Santo, e come si applica a noi oggi? In breve, ritengo che sia una decisione specifica, attiva e definitiva di dichiarare la persona e l’opera di Gesù come di origine demoniaca. La specificità di questa accusa è più chiara nella versione dell’evento più dettagliata che abbiamo, quella raccontata da Matteo (12:22-37). Qui è chiaro che, dopo una breve serie di interazioni con Gesù, i farisei hanno preso la decisione dichiaratamente definitiva che Gesù non venisse da Dio e che dovesse quindi essere ucciso (12:14 è il punto di svolta nella narrazione di Matteo su questo punto). Di conseguenza non hanno altra scelta che quella di presentare pubblicamente come di origine satanica le buone opere di guarigione e di insegnamento attuate da Gesù. Questi, in una dimostrazione della sua incredibile saggezza, rivela la terribile incoerenza della loro logica (12:25-29). Al contrario, sostiene, queste opere divine provengono dallo Spirito di Dio. Pertanto il peccato più grande e imperdonabile è quello di definire demoniaca l’opera dello Spirito compiuta per mezzo di Gesù (12:31-32).

Il punto di vista di Agostino secondo cui il peccato imperdonabile sia uno stato di inimicizia impenitente verso Dio non è sbagliato, ma non affronta la specificità di cui parlano i testi dei Vangeli. È certamente un’ovvietà e una lettura e applicazione valida di questi testi sostenere che uno stato di inimicizia miscredente verso Cristo non si traduca in alcun modo in perdono. Ma la prima lettura che troviamo nei testi dei Vangeli riguardante la bestemmia contro lo Spirito è molto più specifica: si tratta di una rigida valutazione dell’opera di Gesù come di origine demoniaca.

L’ulteriore documentazione di Matteo in 12:33-37 rende chiara questa lettura, oltre a mostrare che gli interpreti hanno regolarmente frainteso come 12:33-37 si colleghi a 12:22-32. Nonostante nelle nostre edizioni del Nuovo Testamento il paragrafo si interrompa a 12:33, questi versetti seguenti non rappresentano una sezione nuova e scollegata dalla precedente, bensì il culmine del conflitto di Gesù con i suoi oppositori e la spiegazione di cosa sia questa bestemmia. Continuando il suo ragionamento, Gesù costringe i farisei ad affrontare la propria posizione e fare una scelta: dichiarare se lui sia un albero buono o uno cattivo (12:33). Non ha senso dire che lui sia un albero cattivo (di origine demoniaca) che produce frutti buoni (le guarigioni). Questa affermazione, che è regolarmente confusa con gli altri usi di Matteo dell’analogia con l’albero (3:10; 7:15-20), è in realtà la stessa dichiarazione  appena fatta sull’illogicità della posizione dei suoi oppositori (12:25-29). Ancora una volta, bestemmiare contro lo Spirito è affermare che le buone opere di Gesù (mediante lo Spirito) siano il frutto di un albero cattivo (demoniaco). 

Questo a sua volta spiega anche le altrettanto preoccupanti parole in 12:36-37: “Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato”. Piuttosto che essere una dichiarazione generica del fatto che tutti noi saremo di fronte alle porte perlate con una registrazione video imbarazzante di tutte le cose stupide che abbiamo detto nella vita, questi versetti completano e affrontano direttamente l’argomento della bestemmia contro lo Spirito Santo. Gesù avverte i suoi oppositori che queste parole oziose (ovvero che l’opera di Gesù sia di origine demoniaca) si tradurranno nella loro condanna, un altro modo per dire che non saranno perdonati per questa posizione di opposizione persistente nei suoi confronti. 

Il suo volto sorridente e accogliente

Quindi, quando le anime turbate vengono da noi piene d’ansia per aver commesso il peccato imperdonabile, cosa dobbiamo rispondere? 

È importante in primo luogo sottolineare che la bestemmia contro lo Spirito Santo è un’opposizione specifica e persistente a Gesù che implica il considerare la sua opera come di origine demoniaca. Dubito che molti dei nostri fratelli si ritroveranno in una tale posizione. Non si tratta, ancora una volta, di un fallimento nell’obbedire alla guida dello Spirito nelle nostre vite.

Tutto questo non intende minimizzare il dolore provocato da queste forti parole di Gesù. È una valida estensione quella di avvertire le persone che presentino una persistente durezza di cuore nei confronti di Gesù. Ma questo non è un messaggio per le coscienze sensibili o per il credente che incespica, quanto piuttosto per lo pseudo-religioso che, compiaciuto, si oppone a Gesù. Pietro e Paolo, e milioni di altri credenti nel corso della storia, hanno fallito, sono caduti e hanno comunque trovato il volto sorridente e accogliente di un Gesù pronto a perdonarli.

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