9 modi per formare leader nella tua chiesa

Nel Nuovo Testamento troviamo in abbondanza esortazioni a discepolare i credenti in generale. Ma, a volte, l’attenzione è rivolta in particolare ai leader di chiesa. Per esempio, Paolo scrive a Tito: “Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni” (Tito 1:5). Poi descrive quali caratteristiche dovrebbero avere questi anziani. Similmente, Paolo dice a Timoteo di trovare “uomini fedeli che siano capaci di insegnare anche ad altri” (2 Timoteo 2:2).

Ecco perché vorrei darti dei consigli su come personalmente ho lavorato per trovare, incoraggiare e formare altri leader nella mia chiesa, per servire sia qui sia eventualmente in altre chiese. Molte delle questioni che tratteremo si applicano al discepolato in senso più ampio. Dopotutto, le qualità indicate per un anziano in Tito 1 e in 1 Timoteo 3 dovrebbero caratterizzare ogni credente (uniche eccezioni: non essere convertito di recente, essere capace di insegnare). Dunque, gli obiettivi del discepolato in generale e della formazione di futuri leader di chiesa sono sostanzialmente gli stessi.

Tuttavia, voglio concentrarmi sugli anziani e in particolare riflettere sul modo in cui formare futuri leader. È un nostro preciso compito. Samuel Miller (1769-1850) ha commentato una volta:

Dovunque tu ti trovi, sforzati sempre di ottenere e poi mantenere una certa influenza sui giovani uomini. Sono la speranza della chiesa e dello stato. Chi si impegna a permeare le loro menti con sentimenti di sapienza, virtù e pietà è uno dei maggiori benefattori per la sua specie. Dunque, essi sono degni della tua attenzione particolare e instancabile… In breve, usa ogni possibile mezzo per attrarli alla tua persona e al tuo ministero e per indurli a un interesse precoce nelle questioni della chiesa.

Ecco i nove passi da compiere per formare leader nella tua chiesa.

1. Guidali verso le qualità bibliche

Il punto di partenza sono le qualità che Paolo indica a Timoteo e Tito:

Se uno aspira all’incarico di vescovo, desidera un’attività lodevole. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare,  non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non attaccato al denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi (perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?), che non sia convertito di recente, affinché non diventi presuntuoso e cada nella condanna inflitta al diavolo. Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, perché non cada in discredito e nel laccio del diavolo (1 Timoteo 3:1-7; vd. anche Tito 1:6-9).

Non c’è niente di straordinario in queste virtù. Ma come ha detto una volta Don Carson, un anziano fa straordinariamente bene ciò che un credente qualsiasi dovrebbe fare. È un modello per l’intera chiesa. È un’immagine di maturità per tutti.

A volte chiedo ai giovani se hanno mai pensato di servire come anziani. Faccio questa domanda all’inizio del loro processo di discepolato, sapendo che potrebbero volerci anni prima che siano qualificati e pronti per il compito. È il mio modo di chiedergli se il servizio e l’edificazione di una chiesa sono una delle loro ambizioni e se non lo sono, perché no? Questa lista è un buon strumento di discepolato per ogni credente (con l’eccezione della capacità di insegnare).

Detto ciò, non credo che Paolo abbia voluto dare una lista esaustiva delle caratteristiche di un anziano. Per esempio, non dice mai “fedele lettore della Bibbia” o “uomo di preghiera”, anche se penso che ogni anziano dovrebbe esserlo. Quando si parla di formare in generale leader e in particolare uomini che la chiesa è pronta a sostenere finanziariamente, penso che dovremmo anche verificare che questi uomini abbiano una predisposizione naturale alla leadership. Voglio promuovere ed equipaggiare coloro che possono maggiormente aiutare nell’avanzamento del cristianesimo in un luogo in cui io personalmente non potrò mai andare: il futuro, dopo che sarò morto.

Questo significa che sto trasgredendo a Giacomo 2:1, facendo dei favoritismi? Non credo. Giacomo si preoccupa in particolare dei favoritismi nei confronti dei ricchi. Ma una discriminazione errata in un caso specifico non rende automaticamente ogni distinzione sbagliata. Ricordi, Paolo dice a Timoteo di cercare “uomini fedeli che siano capaci di insegnare anche ad altri”, così come uomini che “aspirino all’incarico di vescovo”. Si può aspirare all’incarico per le ragioni sbagliate, ma un uomo che non vi aspira affatto non è di certo qualificato.

Dunque, vogliamo guidare questi uomini al raggiungimento di queste qualità bibliche. Questa è la base. E tanto più un uomo dimostra un dono naturale, visibile nel modo in cui di fatto le persone lo seguono, quanto più dobbiamo cercare opportunità per permettergli di praticare la sua leadership.

 

2. Adotta un atteggiamento di ricerca

Se vuoi formare nuovi leader, devi essere alla loro continua ricerca. Questo deve essere il tuo atteggiamento, specialmente se sei un anziano. L’australiano anglicano Philip Jensen parla di “persone degne di nota”. Puoi indicare quali siano alcune di queste persone intorno a te?

I pastori dovrebbero essere estremamente “opportunisti” quando si parla della formazione di nuovi pastori. E tutta la chiesa dovrebbe essere fermamente convinta che il Signore desidera che nuovi leader siano individuati e formati.

Voglio promuovere ed equipaggiare coloro che possono maggiormente aiutare nell’avanzamento del cristianesimo in un luogo in cui io personalmente non potrò mai andare: il futuro, dopo che sarò morto.

Tengo i miei occhi aperti in molteplici modi. Giro per la chiesa e interagisco con la gente. Mi metto alla porta d’ingresso dopo ogni culto domenicale e noto chi dice cosa e chi interagisce con chi. Lavoro per fornire molte opportunità di insegnamento nel corso della vita settimanale della chiesa, di modo da dare agli insegnanti talentuosi la possibilità di emergere. Quotidianamente prego per la chiesa, usando la nostra lista membri; questo mi porta molte persone alla mente.

 

3. Passa del tempo con le persone

Passare del tempo con le persone è una parte cruciale della formazione di nuovi leader. Gesù chiamò i discepoli sul monte così che “stessero con lui”.

Purtroppo, vedo molti pastori che costruiscono dei muri attorno a sé. Quelli non sono uomini che potranno formare e suscitare nuovi leader; per lo meno non direttamente. Non sto dicendo che devi essere un estroverso, ma un pastore deve trovare il modo di passare del tempo con altri potenziali leader nella sua chiesa. Ebrei 13 esorta la chiesa a seguire l’esempio dei suoi anziani. Come può farlo se non conosce da vicino i suoi anziani? La chiamata di Paolo all’imitazione richiede la presenza dello stesso elemento – il tempo personale passato con i fratelli.

Perciò, un pastore deve trovare modi per passare del tempo con gli uomini più giovani. I pasti possono essere cruciali… quando mia moglie mi chiede di andare a fare la spesa, sudo freddo nel terrore di comprare la cosa sbagliata (è un problema che mi pongo io comunque! Non lei!) e per questo mi porto un fratello con me. In questo modo, possiamo passare insieme del tempo e posso condividere la mia colpa con lui! Cerco anche di coinvolgere le persone nel mio processo di preparazione dei sermoni, programmando un pranzo dedicato a fare brainstorming sulle possibili applicazioni del mio messaggio o un sabato sera in cui fare un’anteprima del sermone. Questi incontri non solo migliorano il messaggio che predicherò, ma mi permettono di conoscere meglio alcune persone e di incoraggiarle.

Questi esempi si applicano a me e alla mia agenda. Cerca di capire in che modo mettere in pratica quest’esortazione, come gestire la tua agenda in modo da inserirci i tuoi discepoli.

 

4. Mostra fiducia

Se vuoi assistere all’avanzamento di nuovi leader, il tuo comportamento deve essere caratterizzato in generale da una volontà di dimostrare fiducia. Avendo vissuto in diversi posti e avendo viaggiato, so che questa disposizione varia di luogo in luogo. Ma penso che sia una caratteristica dell’amore: l’amore crede ogni cosa e spera ogni cosa (1 Corinzi 13:7). Probabilmente ci saranno membri della tua chiesa a cui il Signore ha donato grandi talenti. Ma perché questi siano scoperti, qualcuno deve mostrargli fiducia, ossia dargli credito. Ecco cosa fanno i buoni leader. Non aspettano che le persone diano buona prova di sé e poi gli danno l’opportunità di insegnare. No! Vedono traccia di qualcosa che, con un po’ di incoraggiamento, potrebbe crescere e portar frutto. Così danno fiducia e lasciano che il giovane discepolo si metta alla prova.

Se vuoi assistere all’avanzamento di nuovi leader, il tuo comportamento deve essere caratterizzato in generale da una volontà di dimostrare fiducia.

Molti leader, mossi dalle migliori motivazioni, potrebbero essere troppo conservativi. Più di una volta ho visto pastori incapaci di riconoscere la leadership di qualcun altro. O ho assistito a uomini che, una volta diventati anziani, sono saliti sulla casa sull’albero e si sono tirati dietro la scaletta, vietando così ad altri di salire. Lo fanno pretendendo dai potenziali anziani più di quanto non sia mai stato chiesto a loro! Ora, è sicuro che si faranno degli errori. Non farai sempre centro. Io non l’ho fatto. Ma decisamente ho corso dei rischi nella mia leadership. Ne vale la pena. Dio è sovrano. Cristo edificherà la Sua chiesa. Dunque confidiamo in ciò e corriamo dei rischi.

Da parte loro le chiese devono essere pazienti con i giovani, perché potrebbero compiere degli errori. Dico spesso alle chiese di non temere di dare responsabilità a un giovane leoncino. Forse graffierà il pavimento o danneggerà alcuni mobili, ma se saranno pazienti con lui, otterranno un leone che li amerà per tutta la vita.

 

5. Delega responsabilità

Questo punto è strettamente collegato al precedente. Come si può mostrare fiducia? Delegando responsabilità e opportunità. Questo implica diverse cose:

Dare opportunità di condurre

Stila in segreto una lista di uomini della tua assemblea che pensi possano avere capacità di predicazione, preghiera in pubblico, presidenza del culto o insegnamento nella Scuola domenicale. Mettili alla prova delegando. Anche in questo caso, conosco alcuni pastori che si sentono molto protettivi nei confronti della loro chiesa: “Ma Mark, lo Spirito Santo mi ha costituito anziano e responsabile”. A questo punto gli dico: “Amico mio, quando morirai la chiesa starà ancora bene. E vuoi far sì che stia anche meglio allentando adesso la presa, delegando e preparando altri leader. Il tuo obiettivo non è edificare il tuo regno. Il tuo obiettivo è responsabilizzare altri, dandogli opportunità di conduzione e insegnamento”.

Perdere in alcune discussioni

Delegare autorità significa cedere in parte il controllo. E se si è disposti a farlo, bisogna esser pronti a perdere in alcune discussioni o a non avere sempre l’ultima parola. Non sempre tutto andrà come vorremmo. Se non lasciamo mai che gli altri conducano la chiesa in modi diversi da quelli che pensiamo noi, non siamo pronti veramente a lasciarli condurre! Quindi, sì, potresti rimanere deluso nel perdere su quella questione piuttosto che su un’altra, ma il guadagno che si avrà sarà un migliore investimento a lungo termine: l’incoraggiamento di altri leader, oltre alla benedizione per la chiesa grazie ai loro doni di sapienza.

Coltivare il rispetto per gli altri leader

Alcuni anni fa, io e il nostro assistente pastore ci trovavamo davanti alla chiesa prima di uno studio biblico. Stava per presiederlo. Mentre parlavamo e scherzavamo tra di noi, gli ho dato dei colpetti sulla testa (lui è più basso di me). Mi ha immediatamente preso da parte e mi ha detto, gentilmente ma con fermezza: “Mark, smettila. Non puoi trattarmi così davanti alla chiesa se vuoi che mi rispettino”. Appena ho sentito queste parole, mi è sembrato tutto così ovvio. Ma certo! Dovevo trattarlo pubblicamente come un leader e lavorare per coltivare il rispetto che la chiesa aveva per lui.

 

6. Da’ e ricevi critiche

Una volta che deleghiamo responsabilità e opportunità di ministero, dobbiamo anche creare modi in cui poter dare critiche e valutazioni. Per prima cosa, questo significa mostrare a coloro che stai discepolando come dare e ricevere critiche sotto la guida di Dio. Sii onesto e sensibile con i fratelli quando parli di ciò che potrebbero migliorare.

La tua capacità di fare critiche sotto la guida di Dio sarà grandemente potenziata se sarai d’esempio nel chiedere e ricevere critiche costruttive. A questo scopo, cerco di accettare le critiche senza rispondere (non sempre ci riesco), anche se non sono d’accordo. Rispondo se penso che il commento possa sviare altri, ma se rifiuto ogni critica costruttiva che un giovane mi fa, specialmente dopo che l’ho invitato a farlo, presto imparerà che è inutile (e imbarazzante) esprimermi apertamente le sue opinioni. E questo di certo non mi aiuterà! C’è sempre spazio per migliorare nel ministero. Le critiche che ho ricevuto negli ultimi 20 anni mi hanno aiutato molto a servire meglio la chiesa.

Oltre a esemplificare il modo in cui dare e ricevere critiche costruttive, dobbiamo anche essere d’esempio dando incoraggiamenti sotto la guida di Dio. Paolo aveva molte cose da criticare alla chiesa di Corinto, ma apre la lettera ringraziando Dio per loro (1 Corinzi 1:5, 7). Non penso che Paolo stesse adulando i Corinzi. Penso che stesse riconoscendo giustamente ciò che Dio aveva fatto. Non dovremmo forse riconoscere che ciò che viene da Dio appartiene a Dio, come ad esempio le prove della grazia presente nella vita degli altri? Se incoraggiamo i futuri leader, gli insegniamo a lodare Dio.

Troppe volte ho visto uomini, in particolare giovani, agire come se la vera leadership si dimostrasse nel correggere gli altri. Ecco perché i sermoni dei giovani sono spesso delle ramanzine. Ciò che non hanno capito è che spesso si può ottenere molto di più con l’incoraggiamento. Ci sono momenti in cui bisogna rimproverare. Ma l’80 o 90% di quanto si rimprovera può essere corretto con l’incoraggiamento. Se riguardiamo alla nostra vita e pensiamo a ciò che ci ha influenzato maggiormente, probabilmente ci renderemo conto che si tratta delle persone che hanno creduto in noi. Come Henry Drummond disse una volta: “Scoprirai, se ci pensi per un momento, che le persone che ti influenzano sono quelle che credono in te. In un’atmosfera di sospetto gli uomini si seccano e appassiscono, ma in quest’altra atmosfera crescono e trovano incoraggiamento e comunione edificante”.

Troppe volte ho visto uomini, in particolare giovani, agire come se la vera leadership si dimostrasse nel correggere gli altri. Ciò che non hanno capito è che spesso si può ottenere molto di più con l’incoraggiamento.

Quando vedo che gli uomini che discepolo esprimono incoraggiamenti e critiche nei miei confronti e l’uno verso l’altro, imparo tanto su di loro quanto su ciò che stanno commentando. È come stare in una galleria d’arte e non guardare i quadri, bensì le persone che li osservano. Che cosa li attira? A che cosa danno particolare attenzione? Se sei pastore, la creazione di occasioni di critica aiuta nella realizzazione di tutta quest’opera di discepolato.

 

7. Incoraggia l’autorità guidata da Dio

Troppo spesso oggi le persone non capiscono che dono sia un’autorità guidata da Dio. Se vogliamo formare leader dobbiamo insegnargli l’autorità che piace a Dio e incoraggiarli a praticarla. Gesù di certo insegnò ai suoi discepoli a fare buon uso dell’autorità (Matteo 20:25-27).

Il mondo caduto nel peccato abusa dell’autorità e insegna menzogne a suo riguardo. La bugia principale che Satana ha detto ad Adamo ed Eva è che Dio non poteva veramente amarli e al tempo stesso negargli qualcosa.

Ho compreso la vera natura dell’autorità anni fa, quando ho predicato su 2 Samuele. Le “ultime parole” di Davide sono straordinarie:

Colui che regna sugli uomini con giustizia, colui che regna con timore di Dio, è come la luce mattutina, quando il sole si alza in un mattino senza nuvole e con il suo splendore, dopo la pioggia, fa spuntare l’erbetta dalla terra (2 Samuele 23:3-4).

Una buona autorità è di benedizione per chi ne è oggetto e lo nutre. Le persone gravitano intorno alla sana autorità che, piuttosto che usarli il suo bene, si adopera invece per il loro bene, curandoli. Guarda come prospera una famiglia guidata da buoni genitori o una squadra con un bravo allenatore.

Ecco perché l’abuso di autorità da parte dei pastori è un peccato terribilmente distruttivo e particolarmente blasfemo. Inoltre, le storie dei pastori della prosperità, che comprano jet privati da decine di milioni di dollari, ci mostrano qualcosa di incredibilmente distorto e satanico. Questi “pastori” rinforzano la menzogna che Satana ha sibilato nell’orecchio di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden: l’autorità è solo un modo per abusare di voi, a vantaggio esclusivo dei leader.

L’abuso di autorità da parte dei pastori è un peccato terribilmente distruttivo e particolarmente blasfemo.

Grazie a Dio, il Re sulla croce ci dimostra che l’autorità che piace a Dio è esattamente l’opposto.

Così come Gesù insegnò ai discepoli a fare un giusto uso dell’autorità, dando in prima persona il buon esempio, così dobbiamo fare anche noi con gli uomini che stiamo formando per la leadership.

 

8. Pretendi chiarezza

I leader di chiesa devono sapere come essere eccezionalmente chiari sulla dottrina e nell’insegnamento della verità in generale. Si tratta di un’implicazione che Paolo insegna agli anziani di Efeso in Atti 20. È un presupposto presente nelle sue lettere a Timoteo e Tito.

Un leader deve avere chiarezza circa la verità. Deve avere la capacità naturale di saper rispondere alla domanda “perché?” e deve essere molto chiaro in particolare riguardo certi punti: le questioni più basilari della teologia e del vangelo; quelle dottrine che distinguono la tua chiesa dalle altre; quegli insegnamenti delle Scritture che sono oggetto di dibattito e non sono molto popolari nel mondo in generale.

 

9. Promuovi una cultura dell’umiltà

Ciò che richiedono tutti e otto i punti precedenti è una cultura dell’umiltà. Il discepolo cristiano dipende da questa umiltà, che scaccia l’invidia.

Non c’è segno di umiltà in me se guardo qualcuno servire e penso “Io potrei fare di meglio” o, scoraggiato, mi dico “Non potrei mai farlo così bene”. Dio compie opere buone diverse con persone diverse. Siamo come i vari strumenti musicali di un’orchestra. Un buon leader aiuta ciascuno a trovare il proprio posto. Perché il trombone dovrebbe essere invidioso del timpano? Ognuno può essere goduto per quello che è.

Promuovere una cultura dell’umiltà significa lavorare per sconfiggere la paura dell’uomo. Questo è possibile imparando a temere il Signore. Prima di frequentare il mio corso di formazione pastorale, chiedo ai partecipanti di leggere When People Are Big and God Is Small di Ed Welch. Se non conosci questo libro, te lo raccomando. Ogni futuro leader dovrebbe imparare a riconoscere in se stesso la paura dell’uomo. Possiamo riconoscere se un futuro leader ha paura degli altri quando si presenta in chiesa ed è minacciato dalla presenza di altri forti leader. Ma io desidero leader forti e più sono meglio è. Dopotutto, potrei descrivere lo scopo del mio intero ministero in questo modo: preparare la chiesa per il prossimo pastore.

In generale, l’umiltà ci porta a parlare quando dovremmo parlare e a tacere quando dovremmo tacere. Ci spinge sia a essere sensibili che ad avere la scorza dura. Voglio veder prosperare la chiesa di Dio, assistendo alla formazione di più leader umili. E penso che la mia umiltà possa contribuire a far sì che ciò avvenga.

Che gioia esser usato da Dio per discepolare altri! Perché non dovresti dedicare la tua vita a questo scopo?

 

(Traduzione a cura di Cristina Baccella)

 


© 9 Marks, © Coram Deo
Originalmente tradotto e pubblicato in lingua italiana da Coram Deo

Articolo originale in lingua inglese: 9 Ways to Raise Up Leaders in Your Church

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