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5 modi in cui l’era digitale sta trasformando il tuo modo di pensare

Le Nostre Vite Digitali

Oltre un miliardo di persone in tutto il mondo possiede un iPhone. Quasi cinque miliardi di persone usano i social media. In media, una persona trascorre due ore e mezza al giorno sui social e altre cinque ore a controllare la posta elettronica. I tempi in cui si pensava a internet come a un hobby da tenere collegato alla presa di corrente in un angolo del soggiorno sono ormai un lontano ricordo. Il nostro lavoro, l’istruzione, le relazioni e persino il nostro culto si svolgono in una modalità sempre piú digitale.

La nostra tendenza è spesso quella di pensare a queste tecnologie come a semplici “strumenti” neutrali che fanno tutto ciò che chiediamo loro. Ma questo non è del tutto esatto. Il Web è un habitat che plasma il linguaggio e trasforma il nostro modo di pensare. La domanda non è se verremo plasmati dal Web; la domanda è: In che modo il Web ci sta plasmando e come agire di conseguenza?

Ecco cinque modi in cui l’era digitale sta trasformando il nostro modo di pensare:

1. L’era digitale annacqua l’importanza della verità

Si è scritto molto sulla “democratizzazione” dell’informazione operata da Internet. È certamente vero che la tecnologia digitale offre una piattaforma pubblica a molte persone che altrimenti non l’avrebbero. Ma questo beneficio ha un costo. A causa della natura disincarnata del Web, elementi quali prove, ragionamenti e competenze sono stati messi in secondo piano. Invece, l’idea di verità si è trasformata in una questione di narrazioni individuali. “La mia storia è la mia verità” è uno dei mantra chiave dell’era digitale. Le strutture autoritarie tradizionali hanno ceduto il passo a una “uguaglianza” effimera, per cui un blogger qualunque ha lo stesso potere di un pastore veterano, o un account anonimo su Twitter può esigere rispetto semplicemente grazie a una storia d’impatto. Sul Web, abbiamo tutti il potere di “definire” la nostra realtà, a prescindere da quanto quella presunta realtà sia lontana dalla verità oggettiva.

Le persone cercano il paradiso nei posti sbagliati, e internet non fa eccezione. Digital Liturgies mette in guardia i lettori dagli effetti dannosi della tecnologia e offre un’alternativa appagante nella Scrittura e nel riposo nel piano perfetto di Dio.

La cultura disincarnata basata sulla narrativa del Web richiede ai cristiani di conoscere e di ricordarsi reciprocamente e regolarmente ciò che è realmente vero. Questa è la ragione principale per cui dobbiamo continuare a riunirci in chiesa. Essere fisicamente insieme mentre cantiamo, preghiamo e ascoltiamo la verità ricalibra potentemente il nostro senso della realtà, allineandolo maggiormente con l’eternità. La storia di Dio non distrugge la nostra storia: la trasforma, la interpreta e le dà un significato e uno scopo che va oltre i “like”.

2. L’era digitale ha reso la rabbia attraente

Sembra proprio che tutto Internet sia infiammabile. Accedi a una qualsiasi piattaforma social e difficilmente potrai scorrere per dieci secondi senza imbatterti in un post dai toni accesi, in un litigio o in qualcosa di molto peggio. Molte persone non si rendono conto che queste piattaforme digitali stanno infiammando le nostre emozioni intenzionalmente. Gli algoritmi che rendono questi siti divertenti ed efficienti manipolano anche la nostra soglia dell’attenzione, in modo tale che ciò che è controverso, oltraggioso o semplicemente assurdo tende a risalire in cima ai nostri feed. Persino le piattaforme su cui andiamo solo per vedere belle foto o video divertenti tendono a virare in questa direzione. Molti di noi possono pensare ad almeno una volta in cui hanno effettuato l’accesso a un’app social e si sono presto ritrovati frustrati e irritati per una polemica che non stavano cercando.

Sebbene esista una cosa simile a una giusta ira, non esiste una giusta ira perpetua. Le nostre piattaforme social stimolano intenzionalmente le nostre emozioni negative perché i loro ideatori sanno che questo ne incentiva l’uso intensivo. Ma biblicamente c’è qualcosa di molto più importante che vincere una discussione o correggere qualcuno che sbaglia online: l’obbedienza a Gesù. “Cessa dall’ira e lascia lo sdegno” (Salmo 37:8); “Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira; perché l’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio” (Giacomo 1:19). Il modo di pensare cristiano è attento, calmo e amorevole. Possiamo dire verità controcorrente o verità sagge ma impopolari con un accento di umiltà e compassione, perché è proprio questo che Dio ci chiama a fare. Nella misura in cui le piattaforme che frequentiamo di più aumentano la nostra rabbia e rendono il pensiero non cristiano più facile e attraente, dovremmo essere molto scettici riguardo al loro ruolo nelle nostre vite.

3. L’era digitale ha conferito autorità alle masse

La “cultura della cancellazione” (ingl. cancel culture, n.d.T.) non si manifesta sempre ed esclusivamente online. Eppure la nostra immersione nell’esistenza digitale le ha sicuramente conferito plausibilità nella nostra società. Fin da piccoli siamo abituati a guardare il mondo attraverso un computer. I computer ci conferiscono la capacità divina di cancellare, silenziare o bloccare tutto ciò che non ci piace. Questo atteggiamento di immenso potere nel curare il nostro mondo mette radici nei nostri cuori e ci spinge a pensare che le persone e le idee che non gradiamo non dovrebbero esistere. Dovremmo poterle cancellare con la stessa facilità con cui cancelliamo le parole su uno schermo. Questo è uno dei motivi della sorprendente svolta che in gran parte della nostra cultura porta verso la vergogna e il bullismo piuttosto che verso il dibattito. Nell’era digitale disincarnata, vogliamo avere il potere assoluto sul nostro mondo e sentiamo di meritarlo.

L’insoddisfazione viene distrutta grazie alla sufficienza della bontà di Dio nei nostri confronti in Gesù.

I vari gruppi a favore della cancellazione e la cultura della gogna mediatica sono cose opposte alla saggezza cristiana. La centralità del perdono nella vita cristiana deriva dalla consapevolezza che anche noi siamo peccatori, che meritiamo l’ira e che non possiamo ricevere la misericordia di Cristo senza estenderla agli altri. Questo non sminuisce l’importanza della responsabilità reciproca, ma la vera responsabilità si realizza nel contesto di un patto. Solo perché qualcosa o qualcuno ci offende, non significa che quella cosa o persona non abbia il diritto di esistere. Il mondo non è un computer che programmiamo a nostro piacimento; è una realtà oggettiva che esiste sotto il dominio sovrano di Dio.

4. L’era digitale ci ha resi consumatori passivi

C’è semplicemente troppa roba online. La quantità pura e semplice di nuovi articoli, nuove foto, nuovi video e tutto il resto è travolgente. Spesso la nostra risposta a questa incessante novità è scorrere le pagine senza uno scopo preciso. L’espressione “consumare contenuti” descrive il modo in cui moltissime persone oggi riempiono le proprie ore. Questo consumo sconsiderato, a ogni modo, non è neutrale. Proprio come la pornografia trasforma l’intimità in un prodotto mercificato che può essere usato e gettato via, la natura stessa del Web tende a trasformare l’esperienza umana in un bene di consumo. La tecnologia digitale ha effettivamente reso ampiamente accessibili conoscenze ed esperienze che in precedenza erano disponibili solo a pochi eletti; in questo processo, a ogni modo, abbiamo sviluppato “voglie digitali” che tendono a sostituire la vita offline. Evitiamo le goffe complicazioni delle conversazioni di persona e inviamo invece messaggi. Dedichiamo molte delle nostre serate alle “scorpacciate” di streaming (ingl. binge streaming, n.d.T.). Nel frattempo, avvertiamo vagamente di essere esausti e frustrati, ma spesso curiamo questa emozione con ulteriori divertimenti digitali.

Il mondo fisico di Dio, creato buono, sovverte il fascino del consumo sconsiderato. I momenti di debolezza sono quelli di ansia apatica in cui speriamo che qualcosa trovato online possa distrarci o stuzzicarci quel tanto che basta. Non sono i momenti in cui siamo circondati dalla bellezza delle montagne innevate, dalle spiagge bianche o dagli amici e dai familiari che amiamo di più. In quei momenti, veniamo portati fuori da noi stessi. Il più delle volte,  in un momento simile, l’idea di scorrere i newsfeed senza uno scopo preciso sembra assurdo, persino immorale. Nulla può disarmare il fascino del consumo quanto una giornata ben spesa a creare, studiare e servire in un modo che, per grazia di Dio, sappiamo che ha contribuito al bene di chi ci circonda. La lotta contro il consumo è una lotta per ancorarci al mondo fisico che Dio ci ha dato e per vedere piú reali le cose che Egli ci ha sovranamente posto accanto.

5. L’era digitale ci ha resi distratti, insoddisfatti e distaccati

Leggere un libro senza allungare la mano verso il telefono ogni quindici minuti sembra ormai un’impresa olimpica. Il silenzio e la solitudine appaiono come nemici piuttosto che come amici. L’era digitale ci ha immersi in un oceano di rumore e spesso sembra che, a causa di tutta questa distrazione, riusciamo a malapena a pensare. Ma i nostri problemi spesso vanno oltre quando vediamo persone sui social media presentare versioni ritoccate e curate di se stesse, e sentiamo i nostri cuori frustrati perché non abbiamo una vita così bella ed emozionante. Siamo anche dislocati. Troviamo che la nostra attenzione è frammentata tra il digitale e il fisico, ed è per questo che ci ritroviamo emotivamente coinvolti da persone che non conosciamo o in polemiche che, in realtà, non ci interessano. Sembra che i nostri telefoni ci facciano sentire più a casa delle nostre case reali.

Il Vangelo può radicarci parlando direttamente a questi sentimenti. La promessa di Cristo che il suo Spirito sarà sempre con noi può calmare i nostri cuori abbastanza a lungo da non aver più bisogno del rumore costante dei contenuti per anestetizzare la nostra ansia. In Cristo possiamo confidare nel fatto che non solo abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno ora, ma che un giorno saremo coeredi con lui dell’intero universo. L’insoddisfazione viene distrutta grazie alla sufficienza della bontà di Dio verso di noi in Gesù. La nostra dissociazione può cedere il passo alla gratitudine per la vita che Dio ci ha dato, e persino le nostre sofferenze sono accompagnate dalla promessa della sua cura. Possiamo essere liberi di prestare attenzione a dove ci troviamo realmente, perché, ovunque siamo, Egli è con noi.


Questo articolo è stato tradotto, su autorizzazione, dall’articolo originale in inglese pubblicato da Crossway a questo indirizzo.

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