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5 cose che frustrano i cristiani della Generazione Z

Cosa dovrebbero sapere i cristiani più anziani riguardo a quelli della Generazione Z per per poterli discepolare al meglio e raggiungerli con il vangelo? Questo è sicuramente un argomento importante, e io sono solo uno dei membri di questa generazione (nata tra il 1997 e il 2012), che non è una roccia monolitica. Ma potrebbe essere utile condividere alcuni aspetti della cultura evangelica contemporanea che generalmente infastidiscono la mia generazione.

L’obiettivo non è quello di svergognare i cristiani più grandi o di suggerire che noi giovani siamo degli illuminati. L’obiettivo è offrire spunti di discussione che potrebbero portare le generazioni a prendersi cura le une delle altre e a pensare e servire insieme in un mondo in continuo cambiamento.

A tal fine, ecco cinque cose che tendono a frustrare i giovani evangelici.

1. Quando la politica di parte rimodella la fede

Negli ultimi anni ci siamo sempre più stancati dell’intreccio tra politica e fede evangelica che spesso vediamo tra i credenti più anziani. E questo non perché non diamo valore a molte delle stesse cause: il fatto è che spesso i nostri genitori e i nostri nonni metteranno in dubbio la nostra ortodossia cristiana qualora non fossimo pienamente in linea con le loro scelte politiche. Se ci spostiamo leggermente a destra o a sinistra, spesso si presume che la nostra fede sia in pericolo.

A volte sembra che le generazioni più anziane vogliano che “scegliamo un re”, in stile 1 Samuele 8:6–8. Ma molti della mia generazione non desiderano essere identificati come conservatori o liberali tanto quanto vogliono invece essere identificati come cristiani. Per questo motivo molti di noi si sono uniti al 35% delle persone sotto i 30 anni che ha votato in modo indipendente alle elezioni generali del 2020. Questo approccio è talvolta considerato “inconsapevole” o “ingenuo”, ma per molti cristiani della Generazione Z si è trattato della scelta più ragionevole e biblica.

2. Quando l’apologia importa più delle relazioni

Sia chiaro: l’apologetica cristiana è importante. È fondamentale sapere perché crediamo ciò in cui crediamo e perché tali convinzioni siano ragionevoli. Ma molti della Generazione Z hanno visto apologie bellicose nei confronti dei non credenti. Ho lasciato la mia scuola cristiana privata pronto a combattere contro gli atei del mondo, presumendo che sarebbero stati ostili e avrebbero cercato dei modi per litigare con me. Invece ho trovato giovani adulti che, nel peggiore dei casi, pensavano che il cristianesimo fosse strano, ma il più delle volte si trattava di persone sole in cerca di relazioni piene di significato.

In molte delle mie amicizie con i non credenti, l’apologetica è diventata uno strumento prezioso dopo che si è formata una connessione relazionale. Ho potuto dare risposte ponderate a domande difficili, come “Se Dio è buono, perché permette il male?” Ma invece di ricevere questo tipo di domande dal professor Jeffery Radisson (God’s Not Dead), mi sono state poste in modo vulnerabile da colleghi feriti o curiosi. Dovremmo essere ancora pronti a confrontarci con Richard Dawkins se volesse discutere del cristianesimo? Assolutamente si. Quello che sappiamo non dovrebbe cambiare, ma forse dovrebbero farlo il tono e il tempismo con cui ne parliamo.

3. Quando i cristiani non vivono ciò in cui credono

Lo abbiamo sentito ripetutamente durante le elezioni generali del 2020. Ci siamo trovati di fronte a due candidati presidenziali che, sia nel carattere che nella politica, riflettevano valori decisamente immorali e non cristiani. Per molti di noi, questo è stato un rompicapo. Eppure molti cristiani si sono girati dall’altra parte o hanno trovato il modo di difendere il loro candidato preferito. La mia generazione è ipersensibile all’ipocrisia, e l’abbiamo vista tutto intorno a noi. E siamo sensibili anche all’ipocrisia teologica e alla dottrina applicata in modo selettivo.

L’etica sessuale biblica viene citata per opporsi al matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma ignorata su altre questioni come il divorzio o la convivenza prima del matrimonio. L’imago Dei è giustamente invocata per difendere il sistema culturale dell’aborto, ma non per combattere il razzismo. Insistiamo sul fatto che il peccato possa assumere forme strutturali e infettare intere società, ma siamo selettivi su quali problemi sistemici del peccato vogliamo gridare a gran voce. Molti nella Generazione Z riconoscono che vivere fedelmente richieda l’applicazione coerente della Scrittura, anche se in conflitto con il proprio allineamento politico.

4. Quando i cristiani sono conosciuti più per il giudizio che per l’amore

Il giudizio e l’amore fanno entrambi parte del carattere di Dio. Grazia e pentimento fanno entrambi parte del vangelo. Gesù risponde con amore ai peccatori, comandando anche di “andare e non peccare più” (Gv 8:11). Ma oggi molti cristiani sono più definiti dal giudizio che dall’amore. Certamente la cultura intorno a noi ha deformato entrambe le definizioni. Ci sono comandi biblici che sembrano giudicare la nostra cultura, ma sono in realtà amorevoli. Affrontare un fratello o una sorella quando sono nel peccato può sembrare giudicante, ma alla fine risulterà in vita per loro (cosa che è in realtà amorevole).

La visione distorta e limitata dell’amore nella nostra cultura secolare è in realtà un’opportunità per noi di vivere più vigorosamente la grazia e l’amore biblici, anche non scendendo a compromessi sulla verità e sulla santità. In una certa misura, ci si dovrebbe aspettare l’accusa secondo cui il cristianesimo sarebbe “troppo critico”: per alcuni le richieste morali della Bibbia arriveranno sempre in questo modo. Ma la speranza della mia generazione è che una reputazione di amore radicale, simile a quello di Cristo, definisca anche la nostra fede e attiri i non credenti, proprio come avvenne nei primi secoli del cristianesimo ai tempi dell’impero romano.

5. Quando i cristiani non sono pensatori seri

In un momento in cui il pensiero critico e attento è generalmente in declino e il comportamento intellettualmente pigro è in aumento, i cristiani hanno purtroppo la reputazione di essere tra i peggiori trasgressori. I cristiani evangelici sono particolarmente abili nell’evitare i consigli non graditi degli esperti, partecipando, consapevolmente o inconsapevolmente, a campagne di disinformazione.

Probabilmente hai una zia cristiana che condivide regolarmente sui social media articoli non credibili o teorie complottiste, mostrando una volontà spericolata di credere a informazioni dubbie senza preoccuparsi di controllare bene i fatti. Questo è solo un sottoprodotto di una tendenza più ampia a cui assistiamo e che ci frustra: una sfiducia nel mondo accademico e nella vita intellettuale in generale.

“In un momento in cui il pensiero critico e attento è generalmente in declino e il comportamento intellettualmente pigro è in aumento, i cristiani hanno purtroppo la reputazione di essere tra i peggiori trasgressori.”

Questo è frustrante non perché il mondo accademico abbia la verità assoluta, ma perché Dio ce l’ha (Salmo 19:7). In quanto credenti nel Dio della verità, i cristiani dovrebbero essere i più vivaci dal punto di vista intellettuale. Abbiamo le risorse per farlo. Sebbene gli accademici non siano infallibili, hanno però esperienza, e questo dovrebbe essere importante per i cristiani.

Minimizzando il lavoro di studiosi rigorosi, le loro credenziali e le loro competenze, i cristiani si sono ritirati dall’essere d’avanguardia nelle discipline che modellano la cultura, stanno perdendo terreno o, in alcuni casi, stanno attivamente resistendo a queste arene che modellano la cultura. Con la Scrittura come solido fondamento, i cristiani dovrebbero, dal punto di vista intellettuale, essere i pensatori e i creatori di cultura più curiosi del mondo. Dovremmo dare valore all’apprendimento e all’istruzione non per la nostra gloria, ma per quella di Dio.

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