Immagina questa scena: ti stai preparando per un weekend intenso e hai casa in “modalità sopravvivenza” tra disordine, valigia da preparare, il bucato ancora da mettere in ordine, i piatti ancora da lavare. In quel momento suona il campanello!
Panico e controversia interiore: forse non è il momento, la casa è in disordine, faccio finta di non essere in casa… Spesso l’ospitalità comincia proprio lì: quando non è tutto perfetto o preparato, ma scelgo di aprire comunque.
Il concetto di ospitalità è molto vasto e variegato. Nella storia ha sempre avuto un valore morale universalmente riconosciuto. Dal lontano oriente al modo greco-romano l’ospitalità è sempre stata un valore fondamentale: attraversa culture, religioni e nazioni.
Spesso l’ospitalità comincia proprio lì: quando non è tutto perfetto o preparato, ma scelgo di aprire comunque.
In una visione biblico-cristiana, l’ospitalità non è limitata a far entrare qualcuno a casa nostra e farlo mangiare o dormire; è molto di più. È un atteggiamento del cuore e un’espressione pratica che mostra cosa hai ricevuto dal Signore e come stai imparando a non tenerlo solo per te.
Allora vediamo insieme tre fondamenti di un’ospitalità che sia incentrata su Cristo.
1. Generosità
Gesù è stato generoso. Nessuno nella storia può dimostrare una generosità pari a quella di Gesù. Il concetto della generosità è fondamentale nell’ospitalità, perché l’ospitalità non si concentra su di me, ma sull’altro. Per esempio, in Genesi 18:1-33 è scritto che Abraamo ospita in modo spontaneo tre viaggiatori senza conoscerli, offrendo acqua, cibo e riparo: erano tre angeli e Dio benedice Abraamo. Il libro degli Atti narra di come i cristiani condividevano ciò che avevano, ospitando fratelli e viaggiatori. Un atto concreto di amore fraterno. Ospitare diventa un gesto di aiuto vero alla persona e manifesta la nostra consacrazione al Signore. La generosità nell’ospitalità non è opzionale, ma è parte della tua stessa fede. L’ospitalità non richiede necessariamente una grande casa, richiede spazio interiore, nel tuo cuore.
Hai poco? Dai quel poco, ma quel poco dallo tutto, dallo generosamente. Io con mia moglie e nostro figlio di 15 anni viviamo in un bilocale di 50 mq. Durante l’anno abbiamo spesso ospiti non solo per mangiare e stare insieme, ma anche per farli dormire prima che ripartano. Le sfide non mancano quando gli spazi sono pochi, ma abbiamo quello; e Gesù ci insegna di dare quello che abbiamo. L’ospitalità va praticata; in Romani 12:13 è scritto: “Provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità”. Non è un consiglio per quei pochi particolarmente estroversi; è la normale vita cristiana. È vero, c’è chi ha capacità più palesi rispetto ad altri, ma è ugualmente vero che il Signore non ci chiede cose che non possiamo fare. Dare un bicchiere d’acqua è un gesto che tutti possono compiere e il Signore lo considererà come compiuto nei suoi stessi confronti (Matteo 25:35, 40).
2. Gioia
Gesù ci ha accolto con gioia! L’ospitalità va praticata con gioia; e questo non significa che non c’è sacrificio. Nella Bibbia gioia e sacrificio sono spesso collegate, l’una non esclude l’altra. L’esempio più concreto è Gesù. Il sacrificio che ha compiuto sulla croce lo ha potuto sopportare “per la gioia che gli era posta davanti” (Ebrei 12:2). Più si dona più si riceve.
Non è un consiglio per quei pochi particolarmente estroversi; è la normale vita cristiana.
Quando io e mia moglie ci ricordiamo i motivi profondi del perché ospitiamo, farlo diventa un privilegio. È un vero e proprio seme che produce gioia. La gioia cristiana non dipende dalla casa impeccabile. Questa gioia nasce dalla consapevolezza che stiamo partecipando all’opera di Dio nella vita di qualcuno che ha bisogno della cura del Signore. Ogni pasto preparato e condiviso, ogni letto fatto per l’ospite, ogni ascolto paziente intorno al tavolo o sul divano diventa un vero culto al Signore. Spesso ci dimentichiamo; ma la Bibbia ci dice chiaramente in Ebrei 13:2 che non dobbiamo dimenticare l’ospitalità.
Ospitare comporta sacrifici? Sì, certo. Il tempo che usi per l’ospite non puoi usarlo per fare altro; così anche le risorse economiche, necessarie per acquistare più cibo e servizi per l’invitato; oppure gli spazi, già piccoli, da sacrificare. Talvolta riceviamo coppie di fidanzati a casa nostra e siamo chiari con loro sul fatto che non li faremo dormire insieme; così mia moglie dormirà sul divano letto insieme alla ragazza e io dormirò nel letto matrimoniale condividendolo col fidanzato. Ovvio, è un sacrificio, ma è anche un momento dove nascono profonde conversazioni. Tempo fa, una coppia sposata è arrivata a casa nostra prima di noi e io ero molto felice di aver lasciato loro le chiavi: dissi loro semplicemente di entrare e mettersi comodi; in questo caso non erano solo cristiani, ma tra i più preziosi amici che abbiamo. La gioia deve caratterizzare l’ospitalità. Chi apre la porta e le stanze di casa sua per amore di Gesù, offre grande gioia a chi entra.
3. Grazia
Gesù è la manifestazione della grazia di Dio. Dio ci ha donato generosamente qualcosa che non ci meritavamo: la salvezza in Gesù. L’ospitalità va praticata con la consapevolezza che abbiamo ricevuto una grazia. Tutto quello che abbiamo non è nostro. Siamo amministratori della svariata grazia di Dio (1 Pietro 4:10). La terra è sua; Dio per primo ci ha accolto e ci ha ospitato nella sua creazione. Quindi, per favore, quando ospiti non mormorare. 1 Pietro 4:9 dice proprio di essere ospitali senza mormorare. Offrire un sacrificio con mormorio è la stessa cosa di offrire, sotto l’antico patto, un animale con difetto o impuro. Dio non gradisce che ospitiamo e poi ci lamentiamo a bassa voce.
La terra è sua; Dio per primo ci ha accolto e ci ha ospitato nella sua creazione.
Abbiamo ricevuto una grazia: usiamola, anche se piccola, anche se imperfetta. Non è tanto quello che facciamo noi, ma è quello che il Signore ha fatto per noi. La grazia è di fatto un’accoglienza immeritata. L’ospitalità è la grazia di Dio che prende forma nella nostra casa attraverso la nostra vita.
Una sorella che ha lavorato tanti anni in un centro cristiano diceva sempre: “Io preparo tutto come se chi dovesse arrivare fosse sempre Gesù”. È un principio che io e mia moglie porteremo sempre con noi. Invece di domandarti se la tua casa è pronta, domandati se è pronto, davanti a Dio, il tuo cuore.
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